Pina Picierno scrive al ministero: «Beni confiscati? L’agenzia è ferma»
La deputata: il riutilizzo è a rischio. E intanto è pressing sul neo-ministro Annamaria Cancellieri
CASERTA — «Fate presto, fate meglio e fate di più»: è l’appello lanciato dalla parlamentare del Partito Democratico Pina Picierno, che ha scritto alla ministra dell’Interno Cancellieri per sollecitare l’approvazione, quanto prima, dei regolamenti per il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni confiscati e sequestrati alla criminalità organizzata.
Cosa c’è che non va nell’Agenzia?
«L’Agenzia — spiega la deputata originaria di Teano — purtroppo non funziona come dovrebbe. Oggi è solo un carrozzone pubblico, con un manipolo di dipendenti che non riesce a gestire l’immane lavoro che c’è da fare. Stiamo parlando di cifre altissime: dal 1982 al 2011 solo i beni immobili confiscati alla criminalità organizzata risultano all’Agenzia stessa essere 9.857. Di questi, 6.510 sono stati destinati allo Stato o ai Comuni per finalità istituzionali e/o sociali (916 sono ancora da consegnare), 403 sono usciti dalla gestione del Demanio per vari motivi (tra cui revoca della confisca, esecuzione immobiliare, espropriazione), mentre 3.347 sono ancora quelli da destinare».
Sì, ma al di là dei numeri?
«Ogni sequestro comporta operazioni di svariati milioni di euro. Il personale non è in grado, ad oggi, di affrontare tutto ciò, e così l’Agenzia rischia di non rispondere a pieno allo spirito della legge Rognoni-La Torre, che pure è costata la vita allo stesso La Torre».
Quali sono le criticità su cui dovrebbero intervenire i regolamenti?
«Anzitutto bisogna creare le condizioni per un maggiore raccordo con la magistratura, quasi a diventarne una costola. Tra il sequestro e la riassegnazione dovrebbe essere un continuum temporale; serve quindi un’azione sinergica tra l’Agenzia e le procure per rendere efficiente ed efficace il lavoro. Se passa troppo tempo, l’azione diventa inefficace. E poi c’è da intervenire sulla cancellazione delle ipoteche che gravano su questi beni, magari anche pensando ad un fondo di garanzia».
Quanto conta poi il fattore tempo?
«È fondamentale. Passano anche dieci, quindici anni dal sequestro al riutilizzo dei beni. Sono esempi emblematici quelli delle ville dei boss di Casal di Principe: e intanto, nelle more della riconversione a fini sociali, questi beni spesso vengono seriamente danneggiati, depredati». È questa una denuncia che si ripete da lungo tempo. «E risponde al vero. In alcuni casi sono stati addirittura divelti i pavimenti. Spesso sono gli stessi esponenti dei clan a distruggerli per impedirne l’utilizzazione a scopi sociali. E invece è proprio su questo che dobbiamo lavorare, anche perché la restituzione alla collettività, il passaggio – come ama ripetere Don Tonino Palmese, responsabile regionale di Libera Campania – da “beni mostri a beni nostri”, cioè da beni della criminalità a beni delle persone perbene, può avere una forte valenza simbolica, di come lo Stato sa rivalersi, in tutti i sensi, sulla malavita».
Quali spiragli?
«Ho sentito il ministro: mi ha riassicurato che stanno ultimando la definizione di questi regolamenti che saranno emanati quanto prima».
Antonella Palermo
26 gennaio 2012









