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Una storia che vale più di mille parole

03-04-2009 23:58:14


“Fortàpasc”
alla Camera dei Deputati
Martedì 7 Aprile ore 18.00

Dopo il saluto del Presidente della Camera Gianfranco Fini, intervengono Dario Franceschini, Roberto Maroni, Pina Picierno ed Enzo Palmesano.

“Fortapàsc” è un bellissimo film di Marco Risi sulla straordinaria figura di Giancarlo Siani, un giornalista ucciso dalla Camorra a soli 26 anni.
Proiettarlo è un gesto di grande attenzione da parte delle Istituzioni nei confronti di tutti coloro che si impegnano ogni giorno per sconfiggere le mafie. In particolare, è un gesto di attenzione e vicinanza per i “giornalisti-giornalisti”, come li definiva Siani: donne e uomini che compiono il proprio dovere di informare liberamente e diffondere la verità e che per questo subiscono pressioni e minacce, quando non intimidazioni o attentati.
Per questo ritengo particolarmente importante questa iniziativa e la partecipazione dell’amico Enzo Palmesano, giornalista di frontiera in Terra di camorra.

Ho pressoché gli anni che aveva Giancarlo Siani quando è stato ucciso: non sono una giornalista-giornalista come lui, ma provo ad essere una politica-rappresentante.

L’immagine è stata presa in prestito qui.

Nessuna fiducia nelle nostre università

13-01-2009 14:05:58

Approvato con la fiducia il DL180: nessun cambiamento per l’università e la ricerca.

Dobbiamo registrare un fatto positivo: il Governo, dopo i primi atti su scuola ed università, si è dovuto fermare e ha dovuto prendere atto della forte opposizione nel Parlamento e nel Paese ai provvedimenti che riguardano tutto il sistema sapere.

Il Governo ha dovuto prendere atto che un turnover al 20 per cento, come previsto dal decreto-legge n. 112, avrebbe comportato un blocco delle carriere e del reclutamento e sarebbe stato troppo penalizzante per i giovani, per i ricercatori e per i docenti.

Il Governo, ancora, ha dovuto prendere atto che esiste il problema del diritto allo studio in questo Paese, che esiste un problema di pari opportunità e di uguale cittadinanza e che resta ancora inattuato il dettato costituzionale che prevede che tutti i meritevoli possano accedere all’alta formazione.

In Commissione ci siamo posti con un atteggiamento propositivo, ma certo non possiamo perdere di vista il contesto generale in cui si collocano questi provvedimenti.
Una buona parte della maggioranza descrive l’università con un’immagine tutta negativa, fatta solo di baroni e di baronie, di nepotismo, di corruzione. Ci sembra che si tratti di un’immagine costruita ad arte per giustificare i tagli eccezionali operati dal Governo, ma non possiamo certo affermare che nell’università vada tutto bene.

Noi riteniamo che, nonostante i limiti, le università nel nostro Paese forniscono ancora una buona preparazione ai nostri studenti e ciò è dimostrato dal successo che i nostri laureati riscuotono all’estero.
I nostri ricercatori sono tra i più produttivi in Europa
; i centri di fisica, matematica, chimica e biomedica, che fanno parte delle nostre università, ottengono risultati di eccellenza che trovano conferma in tutte le più prestigiose pubblicazioni  scientifiche in circolazione.

Nelle nostre proposte rovesciamo la prospettiva, partiamo dal dare valore alle eccellenze e far prevalere il merito, per la produzione scientifica, la valutazione, la qualità dell’offerta didattica, la preparazione dei nostri studenti.

Credo che nessun sistema di reclutamento sia buono in assoluto: abbiamo sperimentato, negli anni scorsi, diverse combinazioni fra elezioni e sorteggio, eppure siamo ancora qui a discuterne. Dobbiamo davvero arrivare a regole che costringano a reclutare i migliori e non quelli che sono più vicini al docente, sia sul piano della relazione scientifica che parentale.

Ritengo che molte distorsioni siano dovute al fatto che nei concorsi sono previsti due idonei e non un solo vincitore. Allora perché non prevedere il vincitore unico dei concorsi? Noi abbiamo proposto due provocazioni: o l’estrazione, se il caso deve essere padrone, o la cooptazione.
Almeno così in questa università italiana, se vi fosse qualche insegnante che non ha una grande preparazione si saprebbe chi lo ha assunto o chi ha suggerito la sua assunzione.

La serietà e la preparazione non si coniugano con la legge n. 133 del 2008, che è l’umiliazione - e rischia di essere la fine - dell’università italiana
.

I tagli gravissimi che vengono operati, a partire dall’anno 2010, renderanno difficile premiare le università più virtuose, perché tutte le università saranno in difficoltà. Sono previsti  700 milioni in meno nel 2010 e 800 milioni in meno nel 2011. Se non si corregge questo dato, è inutile parlare di qualsiasi riforma e qualsiasi valorizzazione del merito e della qualità della ricerca.
La Commissione bilancio ha preteso di aggiungere ovunque l’espressione chiarissima «senza alcun onere aggiuntivo». Dunque la legge n. 133, con i suoi tagli di un miliardo e mezzo di euro, domina e sovrasta questo provvedimento e possiamo affermare con chiarezza che «la montagna ha partorito il topolino».

Il Ministro non si è visto neanche un minuto durante la discussione del disegno di legge all’esame né in Commissione né in Aula. Ne prendiamo atto.
Il decreto-legge n. 180 non sembra presentare le caratteristiche di necessità e di urgenza previste dalla Costituzione, ma è piuttosto volto a rimediare parzialmente ad alcuni errori tecnici, presenti nella legge n. 133, senza peraltro intaccare minimamente i tagli finanziari.
Si tratta dunque di un provvedimento minimale, il cui aspetto migliore è stata l’attesa, l’annuncio, la promessa che si sarebbero date risposte serie alle università italiane.

In questo inizio 2009 ci si potrebbe chiedere se l’università italiana abbia un futuro.
Il sistema universitario attraversa una profonda crisi di credibilità, sotto attacco da parte dei mezzi di comunicazione e non solo. In soli tre giorni, su proposta del presidente Quagliariello è stata autorizzata una Commissione d’indagine relativa ai bilanci e agli sprechi delle università… strana coincidenza.

La terapia del Governo è chiara: ridurre ulteriormente e drasticamente sia i finanziamenti statali che il personale, e spingere gli atenei ad un’autoprivatizzazione.

Come Partito Democratico non lo condividiamo e abbiamo l’impressione che dal 2010 si tratterà, come direbbe Márquez, della «Cronaca di una morte annunciata».
Entra in crisi, dunque, la natura pubblica del sistema universitario, il ruolo dello Stato, come erogatore e garante di un sistema di alta formazione, è indispensabile per assicurare le condizioni affinché l’università resti e divenga sempre di più elemento centrale dello sviluppo del Paese e del suo stesso welfare.

Parlando circa un anno fa ai responsabili di scuola e università del Piddì, Gian Felice Rocca, vice presidente per l’education di Confindustria, disse che un Paese che taglia finanziamenti alla scuola, all’università e alla ricerca fa bassa manutenzione e non investimento.
Ecco le parole giuste, che riprendo per il provvedimento in esame: è una bassa, ordinaria manutenzione, non un investimento in speranza.

Marcia indietro

12-12-2008 20:14:48

Arriva finalmente un primo stop ai provvedimenti sulla scuola maggiormente contestati in questi mesi.
Chiedevamo da tempo che il Ministro dell’Istruzione prendesse atto del malcontento presente nel Paese
, concedendo almeno il tempo per una discussione approfondita, per un confronto vero con le parti sociali ma soprattutto con i giovani che si sono mobilitati, preoccupati per il proprio futuro e per il destino di scuola e università”

Questa la dichiarazione di Pina, che aggiunge:

Le manifestazioni, le assemblee, le lezioni in piazza sono servite a qualcosa, per questo accogliamo con sollievo la notizia che la riforma degli indirizzi nelle scuole superiori venga rimandata, che il maestro unico sia una soluzione a scelta delle famiglie, che i piani orari siano stati ritoccati per limitare il taglio di ore indispensabili e che si avvii un confronto sui precari della scuola.
Bene anche aver congelato l’aumento del numero di studenti per classe e il taglio degli insegnanti di sostegno.”

Ora è necessario riprendere la discussione anche sull’università, ritirando i provvedimenti più contestati, come quello sulle fondazioni, per dare il via a una riforma che non sia il taglio indiscriminato alle risorse e alla qualità ma che fornisca risposte alla crisi per garantire il futuro dei giovani.
Ai ragazzi che anche oggi stanno manifestando in diverse città italiane dico di non scoraggiarsi, perché i primi effetti del loro impegno stanno arrivando.”

L’immagine - Maria Stella su YouTube - è stata presa in prestito qui.

L’Onda della Speranza

04-11-2008 00:21:35

imm_primopostthumbnail.jpgLa marea tranquilla che in queste settimane ha invaso le strade e le piazze, con lezioni all’aperto, assemblee, manifestazioni, è una grandissima lezione di democrazia: ragazze e ragazzi insieme a maestre, insegnanti, bambini e famiglie fianco a fianco in un movimento colorato, pacifico, del tutto autonomo, in difesa del ruolo che l’istruzione ha e deve avere nel nostro Paese.

Hanno detto che chi protesta era disinformato, non aveva capito bene di cosa parlava la riforma: le immagini delle manifestazioni, le voci raccolte dalle telecamere ci raccontano una storia diversa. Parlano di cittadini informati dei fatti, che non si sono lasciati ingannare dalle bugie di chi ha cercato di nascondere i tagli dietro una presunta riforma…

È una generazione preoccupata del proprio presente ma soprattutto del futuro, che pensa ai propri figli, anche a quelli che devono ancora arrivare, ai propri fratelli e ha capito che il governo intende fare cassa sulle spalle dei giovani italiani, come se non bastasse la precarietà quotidiana e l’assenza di certezze.

Hanno detto anche che chi alza la voce è un conservatore: lo abbiamo ribadito più volte, nessuno vuole difendere la scuola e l’Università così come sono.

Noi vogliamo una scuola inclusiva, in cui la regione di nascita non determini la maggiore o minore qualità dell’istruzione, o la possibilità concreta di studiare o meno.
Una scuola che, prima ancora che l’italiano o la matematica, insegni ad essere cittadini.
Vogliamo un’Università pubblica, di qualità, in cui s’investe nella valutazione e nel diritto allo studio come unici strumenti per permettere al  merito e al talento di venir fuori.

La trasformazione delle università in fondazioni di diritto privato metterà a repentaglio la libertà della didattica e le pari opportunità.
Siamo il Paese di Dante e Leopardi: chi finanzierà la ricerca delle facoltà umanistiche?
Quale imprenditore può sostituire il pubblico senza guardare al profitto?

Questa battaglia è troppo importante per farci distrarre: dobbiamo andare avanti insieme, raccogliere le firme per il referendum e continuare a difendere il ruolo fondamentale dell’istruzione e della conoscenza.
Per il bene della nostra generazione e per il futuro del Paese.

Abbattere la scuola per decreto

08-10-2008 17:19:39

imm_primopostthumbnail.jpgLa qualità di un Paese si misura dalla qualità del suo sistema formativo ed è per questo che il PD ha voluto stigmatizzare, sin dalla discussione in commissione e con forza, la scelta del Governo di procedere in assoluta solitudine, attraverso un vettore normativo d’urgenza che non ha consentito un confronto autentico con i docenti, con gli studenti e con le famiglie.

Di più: non ha consentito un confronto autentico nemmeno in Parlamento, che non è stato utilizzato come luogo di discussione, di proposta e di condivisione. Tutt’altro.
Si è voluto evitare un confronto di merito, scegliendo di metterci di fronte ad un’unica scelta: fidarci di questa presunta riforma e basta. Senza possibilità di partecipare nelle scelte e indicare insieme soluzioni.

Dovevamo ubbidire insomma, possibilmente in silenzio. Perché un’opposizione che discute, che propone, che s’interroga e s’indigna è un’opposizione fastidiosa.
Ci hanno chiesto di non fare rumore, e insieme a noi l’hanno chiesto agli studenti, ai genitori, ai docenti
preoccupati degli effetti che questo decreto avrà sulle loro vite. Hanno chiesto a tutti di rinunciare alla preoccupazione per il futuro del paese.
(more…)

(Dis)ordini professionali

08-09-2008 20:51:02

Credo che il clamoroso errore del ministro Gelmini, che per sostenere l’esame da avvocato ha pensato bene di andare al sud, ci offra un’importante occasione per affrontare seriamente la questione dell’accesso agli ordini professionali. Questione che riguarda migliaia di giovani ogni anno”.

Questa la dichiarazione di Pina.

“Il Paese non può più permettersi di sacrificare intere generazioni di talenti sull’altare di nepotismo, di caste e di interessi particolari. La chiave per il futuro del Paese è il binomio merito e pari opportunità.

Ma perché non rimangano soltanto parole vuote, abbiamo anche bisogno di coraggio e di una svolta davvero riformista: dobbiamo adeguare la normativa italiana a quella europea, colmando il clamoroso ritardo in cui ci troviamo, passando dal sistema rigido e corporativo degli ordini ad un sistema di associazioni private certificate e riconosciute da autorità pubbliche“.

“Abbiamo bisogno di una riforma ispirata alla strategia di Lisbona, che permetterà ai nostri talenti di non essere penalizzati e di avere le stesse opportunità rispetto ai colleghi europei“.

L’immagine è stata presa in prestito qui.

Divisa e bacchetta, la scuola perfetta

04-08-2008 14:22:39

imm_primopostthumbnail.jpgCon il ripristino del voto in condotta e dell’uso di grembiuli o divise si torna in dietro di decenni.
Sembra davvero di rivedere un vecchio film in bianco e nero, il Ministro Gelmini non vuole capire che siamo nel ventunesimo secolo, e così ci (ri)propone divisa - ma stavolta fashion, disegnata da case di moda - e bacchetta.

Sarà la nostalgia del bel 10 in condotta che troneggiava nella sua pagella, ma davvero non posso credere che un ministro di 35 anni pensi di risolvere i problemi della scuola italiana riportando le lancette dell’orologio agli anni 50!

Le sanzioni nelle scuole per i comportamenti eccessivi ci sono, vanno solo applicate in maniera equilibrata; piuttosto ricorderei al ministro che la riduzione di plessi scolastici e l’aumento del numero degli allievi per classe, non aiutano a costruire ambienti sereni

Al centro della scuola, e delle preoccupazioni del ministro che se ne occupa, ci deve essere un progetto educativo mirato a formare delle Persone, dei cittadini consapevoli, ma per far questo bisogna innanzitutto che i nostri ragazzi a scuola ci vadano!

Dobbiamo rendere quegli edifici luoghi accoglienti, bisogna che di pomeriggio si dia spazio alla legalità, allo sport, alla socialità. Certo, per far questo servono investimenti seri, serve considerare l’istruzione la vera, grande priorità del Paese, serve non accettare con un silenzio colpevole i tagli irrazionali che il Ministro Tremonti ha inferto alla sistema formativo…

Caro Ministro Gelmini, non sono le misure repressive, come il ritorno al voto di condotta, a convincere un “bullo” a diventare un bravo ragazzo.

Perché un bullo vero, preoccupato di ripetere l’anno proprio non ce lo vedo, e allora l’unico modo che abbiamo per provare a comprendere le varie forme di disagio che segnano il cuore e la testa dei nostri ragazzi è infilarci lì dentro in qualche modo, provare a parlare, a capire, non a giustificare sia chiaro, ma abbiamo il dovere di esserci.

Che è tutto il contrario della bacchetta, che ha tanto il sapore di una porta sbattuta in faccia.

Sotto il grembiule niente / 2

27-07-2008 20:01:39

La maggioranza, su parere contrario del governo, si è rifiutata di assumere un impegno concreto sul tema del diritto allo studio per gli universitari, respingendo oggi in aula un ordine del giorno da noi presentato che prevedeva una misura concreta di sostegno sulla questione delle residenze universitarie”.

Questa la dichiarazione di Pina.

L’eccellenza culturale non dipende dall’utilizzo o meno dei grembiuli, non si raggiunge trasformando le università in fondazioni e nemmeno tagliando fondi in maniera irrazionale in un settore così importante per la vita del Paese”.

Con il voto di oggi maggioranza e governo si assumono la responsabilità di consentire soltanto a chi potrà permetterselo il diritto di scegliere in piena libertà in quale università studiare”.

L’immagine è stata presa in prestito qui.

Quante Eleonora ci sono?

22-07-2008 13:15:43

imm_primopostthumbnail.jpg‘La Stampa’ di oggi, racconta la storia incredibile di Eleonora, studentessa di 24 anni colpevole di essere contemporaneamente universitaria e lavoratrice.

Per questo, dopo aver superato con successo 36 esami, il suo percorso universitario è stato ostacolato dal pregiudizio di un professore che sostiene che non si può contemporaneamente studiare e lavorare.

Credo che Eleonora ben rappresenti la storia della nostra generazione, costretta a fare i conti tutti i giorni con mille difficoltà. La vicenda dimostra anche come il punto di vista degli studenti faccia fatica ad essere preso in considerazione, eppure è chiaro a tutti che da loro e dalla loro formazione dipende il futuro di questo Paese.

Dobbiamo fare ancora tanta, tanta strada per affermare in Italia il diritto allo studio nel pieno rispetto dell’art. 34 della Costituzione e dobbiamo garantire e tutelare la formazione anche per gli studenti che per il loro status sociale devono anche lavorare, incoraggiandoli in questo cammino già difficile.

Sotto il grembiule niente

22-07-2008 13:06:21

L’Università e la ricerca sono al collasso mentre il Governo si appresta a varare una finanziaria irrazionale che toglie risorse proprio ai settori che dovrebbero consentire il rilancio del Paese.

La sacrosanta protesta della più grande Università italiana, “La Sapienza”, che rischia di non poter aprire l’anno accademico causa i tagli insensati del ministro Tremonti, rimane lettera morta nel disinteresse, compiacente, del ministro Gelmini.

L’eccellenza culturale non dipende solo dal grembiule caro ministro, quanto dalla capacità di creare eccellenze, investendo risorse nei settori che contribuiscono alla loro formazione. Fino ad oggi non abbiamo sentito una sola parola in tal senso, solo muta e cieca accondiscendenza ai tagli decisi dal ministro dell’Economia.

Ministro se lei c’è, per cortesia batta un colpo, perché penalizzare la cultura vuol dire non credere nel paese e nel suo futuro.