Posts Tagged ‘diritti’

Oggi in sciopero della fame per i lavoratori Eutelia

22-06-2010 11:28:32

eutelia-14-maggio.jpg

Oggi sono in sciopero della fame, a staffetta con i lavoratori di Aglie ex Eutelia in presidio davanti a Montecitorio.E’ un’iniziativa per ottenere dalla Presidenza del Consiglio la convocazione immediata dei due tavoli già istituiti. Il primo per valutare la situazione delle Commesse Pubbliche per Agile ex Eutelia, il secondo relativo alle politiche industriali dell’Information Technology ed alle prospettive di questi lavoratori.Aglie ex Eutelia rappresenta un patrimonio importante per il  nostro paese, essenziale se pensiamo che per uscire dalla crisi abbiamo bisogno di produzioni e servizi qualificati e di alto valore aggiunto.

Si tratta di lavoratori di alto livello che hanno bisogno per continuare ad esserlo di lavorare e formarsi.

Agile ex Eutelia inoltre,  è proprietaria di infrastrutture materiali e immateriali molto significative per il nostro Paese: sto parlando di migliaia di chilometri di fibra ottica e del software necessario per la comunicazione.

E’ questa una delle ragioni principali, assieme alla peculiare vicenda dei passaggi di proprietà di Agile ex Eutelia, che hanno indotto molti fra deputati e senatori del Partito Democratico ad aderire a questa iniziativa che speriamo  si allarghi ad altri parlamentari.

Chiediamo alla Presidenza del Consiglio, ed in particolare al Sottosegretario Gianni Letta, che a questo si era impegnato, di convocare i tavoli.

Questi lavoratori aspettano da troppo tempo.

Da Rosarno a Castel Volturno, si ritorna a casa.

11-01-2010 10:46:09

p1010088.jpgVedo scorrere alla tv le immagini di Rosarno, la violenza cieca dei “bianchi”, la paura e poi la rabbia degli immigrati e mi sembra di rivivere quello che è accaduto circa un anno fa a Castel Volturno: dopo la strage dei sei immigrati la comunità africana scese per le strade, urlò la rabbia, la disperazione di chi attraversa il mare per fuggire dalla fame, dalla guerra e si ritrova ucciso dalla camorra senza avere alcuna colpa. Di loro si è detto che erano spacciatori, delinquenti, camorristi. Erano solo immigrati nelle mani del caporalato, che si alzavano alle cinque del mattino per provare a trovare qualche ora di lavoro. Esattamente come accade a Rosarno da fine settembre a metà gennaio, il periodo durante il quale si raccologono le clementine e le arance di Calabria. Le abbiamo ritrovate anche quest’anno sulle nostre tavole grazie al lavoro di queste persone, le stesse persone che si occupano in altri periodi dell’anno della raccolta delle mele a Trento, dei pomodori a Foggia e nel casertano, delle patate a Cassibile. Sono lavoratori, braccianti agricoli che da Castel Volturno, Casal di Principe, Teano, Aversa, Afragola, Pianura, S.Antimo dove hanno casa, si spostano, per seguire la geografia del lavoro stagionale.

Medici Senza Frontiere già nel marzo del 2005 ne ha seguito gli spostamenti, ne ha analizzato le condizioni di vita e ha redatto diversi rapporti nei quali si denuncia la “mancanza di qualsiasi forma di assistenza o tutela, esposizione a maltrattamenti e soprusi, condizioni di salute a dir poco precarie”. Un esercito di uomini e donne sempre più indispensabili per l’agricoltura italiana, che restano “invisibili”, ignorati e privati dei diritti più essenziali, in una sorta di ipocrisia collettiva che coinvolge il Governo, gli enti locali, le associazioni di produttori, i sindacati, le Asl,gli enti di tutela, fino ad arrivare ai consumatori.

Ieri circa 500 di questi lavoratori si sono ritrovati a Caserta, presso il Centro Sociale ex Canapificio, in un’assemblea per discutere di ciò che è accaduto a Rosarno. Tornano a casa con il terrore negli occhi: Sakò, 26 anni richiedente asilo del Burkina Faso è visibilmente provato. E’ appena arrivato a Caserta e stenta a parlare, abbraccia gli altri e dice “ci sparano come fossimo polli. Non so come ho fatto a scappare, sono stato due giorni nascosto su un albero”. Youssuf, ivoriano 25 anni, dopo essere stato medicato in ospedale la sera del 7 è riuscito ad arrivare alla stazione. E’ felice di essere salvo ma non ha ricevuto il salario di tre mesi di lavoro. E Mimma D’Amico, del Centro Sociale ex Canapificio mi chiede: “Come e a chi potrà denunciarlo? E’ uno dei braccianti agricoli senza permesso di soggiorno ignorati dalla regolarizzazione prevista solo per colf e badanti, e come lui ce ne sono a centinaia”. Centinaia di braccianti che non hanno ricevuto il salario di tre mesi di lavoro e che, dopo quello che è successo, non avranno mai quello che gli spetta. Mi faccio un po’ di conti: tre mesi di lavoro non pagati moltiplicati per tutti i lavoratori impiegati, diventa un “risparmio”notevolissimo. Il pensiero che quello che è successo sia “convenuto” a qualcuno diventa una certezza. Mimma mi racconta anche di tante storie di lavoratori aggrediti perché “pretendevano” il salario, picchiati e derubati dai caporali o da gruppi di persone rimasti impuniti. E impuniti, fino ad ora, sono anche quei cittadini di Rosarno, circa cento, che armati di spranghe e pistole hanno dato vita ad una vera e propria caccia al nero. Chi sono queste persone? Per conto di chi hanno agito? Molti sostengono che in quel territorio nulla accade senza l’assenso dei clan Pesce e Bellocco. E ad aumentare il sospetto di un coinvolgimento della ‘ndrangheta c’è la notizia, riportata da alcuni quotidiani, del fermo di un rampollo del clan Bellocco. Fermato perché alla guida di una vettura che ha investito deliberatamente un gruppo di immigrati. Molti episodi, in realtà, lasciano pensare al tentativo di gettare benzina sul fuoco, a cominciare dal fatto che ha scatenato la rivolta:la fucilata sugli immigrati in strada. Chi ha sparato? A Castel Volturno, come abbiamo appreso grazie al lavoro degli inquirenti, fu il gruppo di fuoco guidato da Setola. E a Rosarno? E’ difficile credere alla “ragazzata”in territorio dove le ‘ndrine la loro presenza la fanno sentire eccome. Gli immigrati a questa presenza si sono ribellati ancora una volta. Hanno gridato la loro rabbia e con coraggio hanno detto basta. Tocca alle Istituzioni ora, al Governo e al Ministro Maroni in particolare, fare in modo che non sia più tollerato lo sfruttamento e il lavoro nero. Tocca al nostro Paese, tutto, riappropriarsi di parole come uguaglianza, accoglienza, legalità, lotta al razzismo e lotta alle mafie.

Lo sviluppo comincia dai diritti: anche a Caserta

10-11-2009 18:18:30

p1010088.jpg  Questa è una storia che comincia nel 1995. Una storia, quella del CSA Ex Canapificio di Caserta, di una rete di sostegno e aiuto per i migranti e non solo, attraverso sportelli di assistenza, luoghi di incontro, momenti di socialità.

L’ex canapificio è un luogo particolare: si trova accanto alla Reggia di Caserta, ed è un bene di archeologia industriale; per tutti questi anni è stato lasciato soltanto alle attenzioni affettuose di chi voleva farne un centro vissuto e partecipato. Un presidio di cittadinanza in terra di camorra. Ma le attenzioni affettuose e l’impegno instancabile, purtroppo non bastano: dal tetto entra l’acqua, l’edificio è pericolante , occorre fare dei lavori importanti e si vorrebbe cogliere l’occasione per rendere le strutture dell’ex fabbrica maggiormente adatte alle attività che vengono svolte. Così Mimma e Fabio, i due ragazzi che coraggiosamente animano le attività del Centro, chiedono un finanziamento alla Regione Campania, da ottenere attraverso i Fondi Europei. E accade anche una specie di piccolo miracolo: ll finanziamento per la ristrutturazione viene concesso.
Ma improvvisamente in tanti, politici, cittadini, esperti, istituzioni, si accorgono dell’esistenza del Centro, si comincia a sostenere che forse l’area della Reggia di Caserta dovrebbe essere dedicata al turismo, ospitare centri commerciali, alberghi, magari un parco.
Si alzano numerose voci per un trasferimento dell’associazione, e presto si arriva alla conclusione che il centro per i migranti “spaventerebbe” i turisti e che quindi deve essere spostato. Un’esperienza che ha affrontato in solitudine il degrado e l’abbandono negli ultimi 15 anni, improvvisamente, di fronte a un progetto di riqualificazione, diventa un problema. Come a dire: finché le attività per i migranti si tengono in una struttura decrepita, fatriscente e non utilizzabile per attività di business, tutto sommato va anche bene. Ma quando si ipotizza che la stessa struttura può essere messa a nuovo, allora non va bene più.
Pazzesco, ma emblematico di un certo modo, molto italiano, e moltissimo casertano, di concepire le politiche per l’integrazione. In provincia di Caserta. Le poche esperienze che esistono (mi verrebbe da scrivere resistono) a difesa della legalità e dei diritti, come si evince anche da questa storia, sono nate e cresciute attraverso l’impegno paziente di cittadini lasciati colpevolmente soli nell’affrontare battaglie di civiltà.Ma quello che davvero non capisco è come si possa pensare che in terra di camorra l’economia e il benessere possano esistere senza la cittadinanza, la partecipazione e i diritti di tutti. Anche a Caserta lo sviluppo deve partire dall’integrazione e dai diritti: l’etica libera la bellezza, recitava lo slogan della Giornata contro le mafie di Libera a Napoli. La reggia di Caserta, splendore italiano, patrimonio Unesco, senza un tessuto urbano attorno fatto di socialità e cittadinanza, resterebbe una torre d’avorio circondata dal deserto. Un ex canapificio più bello e più funzionale deve far parte dell’idea di sviluppo che abbiamo per Caserta, che non può certo fare a meno della legalità, dei diritti e dell’integrazione.
 
La conferenza stampa del CSA Ex Canapificio si terrà Mercoledì 11 Novembre alle 11 presso il Centro Sociale, in Viale Ellittico, 27 a Caserta.
 

Non possiamo lasciarli soli

25-06-2009 11:45:54

 

 

 

 

Circa un anno fa incontravo a Roma Alì Afshar, leader storico del movimento studentesco iraniano.

L’incontro era organizzato in occasione dell’anniversario dei fatti del ’99, durante i quali persero la vita decine di studenti, molti altri furono arrestati, per le proteste contro la chiusura di un quotidiano.

 

Ci ripenso oggi, leggendo di quanto accade laggiù, guardando le terribili immagini delle violenze ma anche la forza di una folla immensa, composta soprattutto da giovani e donne, che sta facendo tremare il regime.

Penso a questi studenti, che troppo spesso nella totale indifferenza del resto del mondo, protestano e resistono da tanti anni. Guardo soprattutto le ragazze: sono tantissime, alcune hanno anche perso la vita in piazza, come Neda. Una di loro scrive sul suo blog che scende in piazza per potere, domani, sentire il vento fra i capelli.

 

Rispetto a un anno fa qualcosa di importante è cambiato: oggi il Presidente degli Stati Uniti è impegnato in una nuova strategia verso il mondo islamico e verso l’Iran. Ora pesa soprattutto su Obama il compito di non deludere le aspettative.

 

Penso che dobbiamo, ora o mai più, in Europa e in Italia, delle risposte a queste ragazze e a questi ragazzi, perché se non sapremo difendere le ragioni di questi giovani, non avremo difeso come si deve anche la nostra democrazia e l’immagine di sé nel mondo.

Vorrei che l’Italia si occupasse meno di feste, più o meno private, e un po’ più dei diritti umani, mentre ospita il G8.

Che significa il Festival dell’Impegno sulle terre di Don Peppe Diana

17-06-2009 16:34:44

Ero completamente immersa nell’organizzazione di un’iniziativa sul tema della legalità e del ruolo della cultura a Mondragone, quando alcuni giornali locali hanno dato la notizia di una scuola di Grazzanise, in provincia di Caserta, vandalizzata con scritte inneggianti alla camorra.
Gli autori?
Due ragazzini, di 10 e 13 anni.

Ho pensato molto a questo episodio.
Mi sono chiesta: cosa significa la parola “camorra” per due bambini, e come se la immaginano?
Come si immaginano gli uomini dei clan per arrivare a compiere un gesto così?

Credo che questo sia esattamente il terreno su cui occorre riflettere e lavorare di più. Dobbiamo interrogarci su quello che prende forma nella testa dei ragazzi della mia terra, per arrivare a pensare al boss come una sorta di mito, alla camorra come scelta di vita.
Dobbiamo combattere le mafie, prima ancora che con la repressione, nella testa dei nostri ragazzi.

Cosa ci può aiutare?
Il racconto della verità, prima di tutto.
La mistificazione del boss come uomo di successo, responsabile verso la comunità, che conquista sul campo consenso e onore, fa a pugni con la realtà di tutti i giorni dei luoghi abbandonati dallo Stato: abbandono, violenza, povertà, dolore, sofferenza, caratterizzano tutte le terre di mafia.

La verità è che in terra di camorra i cittadini sono schiavi perché i diritti non esistono, si trasformano in concessioni, in grazie ricevute; la verità è che viviamo in una terra povera, perché loro si arricchiscono sulla nostra pelle; la verità, ancora, è che camminiamo su cumuli e cumuli di rifiuti tossici, che ci hanno avvelenato, a causa dei loro traffici illeciti.

E allora dobbiamo scoprirla, questa verità, raccontarla, testimoniarla, fare in modo che diventi la percezione di tanti, di tutti, e non solo la preoccupazione di qualcuno.
Dobbiamo farla diventare l’antidoto più forte al disimpegno, al deficit di senso civico, a quell’anestesia delle coscienze che è lo spazio in cui le mafie pescano.

Per questo credo che l’iniziativa di Mondragone abbia acquisito ancora più senso: riempire una piazza in un sabato sera qualsiasi perché si proietta un film, si recita uno spettacolo, perché c’è della musica; una piazza che di solito è occupata dalle macchine e battuta dal vento di litorale stanco, può essere una risposta, forse momentanea, al bisogno di bellezza e di speranza.

Ed ecco perché con gli occhi ancora pieni della corsa dei ragazzi che dal villino di Mondragone si precipitavano in piazza per vedere la sparatoria che da lontano avevano sentito, per poi mischiare delusione e curiosità nel trovarsi davanti “solo” a “Fortapasc”, film su Giancarlo Siani, guardo con entusiasmo al programma ricco di spunti interessanti e di messaggi importanti del “Festival dell’Impegno Civile”.

Tre giorni in cui all’impegno quotidiano si unisce il dibattito, la proposta critica, la forza della parola e della creatività. Tre giorni a cui seguiranno altri giorni e poi altri ancora, tutti i giorni del comune impegno per cambiare la nostra terra.

L’immagine è stata presa in prestito qui.

Festival dell’Impegno Civile: il programma.

La violenza sulle donne, il Premier, le reazioni

01-02-2009 00:01:38

imm_primopostthumbnail.jpgIl dibattito e le reazioni agli ultimi casi di violenza sulle donne mi hanno sconvolto e preoccupato. Per questo mi sono sentita in dovere di esprimere la mia opinione due volte in pochi giorni (qui e qui).

Intanto, la violenza: la frequenza con cui dobbiamo leggere sui giornali di casi di violenza ai danni delle donne. Donne che si recano a una festa, donne per strada mentre tornano a casa, donne con il compagno. Violenze commesse da italiani o stranieri, benestanti o poveri, indifferentemente.
La violenza secondo me non è qualcosa a cui ci si deve semplicemente rassegnare. Alla violenza sui più indifesi, sui deboli, sulle persone sole, non ci si può rassegnare mai.

Poi, il Premier. Le sue battute, riprese e difese dal Ministro Carfagna, hanno dell’incredibile per l’inopportunità di scherzare e banalizzare su un tema così delicato, ma anche per il retroterra culturale che rivelano: la violenza fa in qualche modo parte dei complessi rapporti uomo-donna, secondo lui?
È un tratto minoritario, da condannare, ma intrinseco alla società? E poi, possiamo mai affermare che il pericolo sia legato alle belle donne che camminano per strada?
Ormai lo sanno tutti: il 90% delle violenze sulle donne avvengono tra le mura domestiche e sono attribuibili a mariti, fidanzati, parenti, ex partner. E la stragrande maggioranza delle violenze è ancora nascosta dal muro di silenzio e paura che sempre le accompagna.

In qualunque altro paese europeo, il tema della violenza sulle donne è stato preso sul serio ormai molti anni fa: leggi apposite, non solo legate all’aspetto della sicurezza e della giustizia, tutelano le donne vittime di violenza e si occupano di prevenire questo atroce fenomeno.

Il nostro Governo ha bloccato la legge sullo stalking - approvata finalmente dalla Camera dei Deputati e appena approdata in Senato - che serve proprio a prevenire la violenza bloccando gli autori di minacce.
Non esiste da noi alcun programma specifico di iniziativa culturale, per imprimere nelle nuove generazioni una concezione diversa del rapporto fra i generi, basato sul rispetto e sulla parità di diritti. Infatti è soprattutto sul piano dei diritti, sul lavoro ad esempio, che le donne italiane scontano un gravissimo ritardo rispetto agli altri paesi.

Le reazioni della gente di fronte ai fatti di cronaca sono sempre più esasperate, incontrollate, rabbiose. I cittadini percepiscono l’assenza della certezza della pena e soprattutto l’inutilità di intervenire a “cose fatte”.
La sfiducia nello Stato è grande e questo comporta l’aumento di consenso per la giustizia fai da te.

I miei comunicati stampa hanno prodotto un grande dibattito su Facebook, di cui sono contenta, perché almeno ho potuto contribuire a un libero scambio di opinioni. Tuttavia i vari commenti evidenziavano molto bene la sfiducia della gente e anche, forse, quanto si sottovaluti la vera questione.

A mio avviso difendere le donne significa agire ogni giorno per garantire loro pieni diritti, sul lavoro come a casa, come quando camminano da sole per strada.
Inutile dire che l’Esercito non è la soluzione.

Spero che le nuove generazioni riescano a riprendere in mano il tema a partire dai dati reali e dall’aspetto culturale ed educativo, fondamentale per prevenire la violenza e aumentare la parità dei diritti.

Ci riguarda tutti

10-07-2008 00:13:05

imm_primopostthumbnail.jpgStamattina ho partecipato ad un incontro con Ali Afshari, leader storico del movimento studentesco iraniano, che si trova in Italia in occasione dell’anniversario dei fatti del 1999, quando gli studenti di Teheran protestarono contro la chiusura del quotidiano ‘Salam’ e la loro manifestazione fu duramente repressa dal regime. Il bilancio delle vittime tuttora non è chiaro, ma si parla di decine di morti e centinaia di arresti.

La testimonianza di Ali, la sua storia, la sua esperienza sono un monito per tutti noi: il germe dell’intolleranza può attecchire ovunque e in ogni momento.

Dobbiamo liberarci dalla tentazione di pensare che la storia dei ragazzi iraniani è troppo distante, troppo lontana. Perché tanto, noi, diciamo liberamente tutto quello che ci passa per la testa, scriviamo quello che ci pare, organizziamo le manifestazioni e le proteste che vogliamo, usciamo liberamente di sera e viviamo con tranquillità il nostro orientamento sessuale.

Insomma, quando ci raccontano che se ti beccano con il tuo ragazzo a fare una passeggiata sono 60 frustate, che se ti bevi una birra invece te ne regalano 40 e se organizzi una manifestazione ti arrestano direttamente, c’è il rischio di percepire tutto questo come una cosa di cui si devono occupare gli altri, perché sembra un film dell’orrore più che la vita di un nostro coetaneo.

Niente di più falso. Tutto questo ci riguarda eccome, perché finchè esisteranno nel mondo luoghi dove la democrazia e la libertà sono ancora speranze, e nemmeno tanto concrete, tutti noi ci dobbiamo sentire più poveri, meno liberi, con meno aria nei polmoni.

L’Italia ha dimostrato spesso di saper essere un grande Paese, capace di grandi battaglie di civiltà, penso al ruolo fondamentale giocato per l’approvazione della moratoria sulla pena di morte, per questo mi aspetto tanto.

Mi aspetto che inizi a considerare queste questioni una priorità dell’agenda politica, mi aspetto che solleciti l’Europa ad immaginare un piano concreto di sostegno all’opposizione democratica, portata avanti da studenti, giornalisti e sindacati.

Mi aspetto che il nostro Paese sappia trovare gli strumenti migliori per aumentare la percentuale di ossigeno in circolazione.

Ministro Carfagna, ci ripensi

19-05-2008 21:35:49

specie4.jpgPatrocini il Pride e lavori per il riconoscimento dei diritti delle persone conviventi.

Così Pina sulle dichiarazioni del Ministro Carfagna.

È proprio di pochi giorni fa la notizia che una madre ha accoltellato la figlia perché “colpevole” di essere omosessuale, e quasi ogni giorno i fatti di cronaca ci raccontano di quanto la vita delle persone omosessuali sia densa di difficoltà.

Non è vero purtroppo, come ha sostenuto il Ministro Carfagna nella sua intervista al Corriere, che non esiste un problema di integrazione.

Anche per questo mi auguro davvero che il Ministro delle Pari Opportunità partecipi al Pride e non si faccia condizionare nella sua attività da visioni manichee e fuori dal tempo, da contrapposizioni retoriche e strumentali tra laici e cattolici, famiglia e coppie di fatto.

Questo Paese ha bisogno di risposte adeguate e moderne, in linea con il costume, il sentire diffuso e cambiamenti della società e in questo senso l’approvazione di una legge civile che garantisca diritti e doveri ai conviventi, indipendentemente dall’orientamento sessuale, è nell’interesse delle giovani generazioni, del Paese e rappresenta un incentivo per tutti a condividere responsabilità.

Nell’immagine la campagna contro la discriminazione di genere, realizzata da Exploit Bologna per Sinistra Giovanile Emilia-Romagna. Novembre 2006.

Piesse: Ministro Carfagna, si decida!