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Nessuna fiducia nelle nostre università

13-01-2009 14:05:58

Approvato con la fiducia il DL180: nessun cambiamento per l’università e la ricerca.

Dobbiamo registrare un fatto positivo: il Governo, dopo i primi atti su scuola ed università, si è dovuto fermare e ha dovuto prendere atto della forte opposizione nel Parlamento e nel Paese ai provvedimenti che riguardano tutto il sistema sapere.

Il Governo ha dovuto prendere atto che un turnover al 20 per cento, come previsto dal decreto-legge n. 112, avrebbe comportato un blocco delle carriere e del reclutamento e sarebbe stato troppo penalizzante per i giovani, per i ricercatori e per i docenti.

Il Governo, ancora, ha dovuto prendere atto che esiste il problema del diritto allo studio in questo Paese, che esiste un problema di pari opportunità e di uguale cittadinanza e che resta ancora inattuato il dettato costituzionale che prevede che tutti i meritevoli possano accedere all’alta formazione.

In Commissione ci siamo posti con un atteggiamento propositivo, ma certo non possiamo perdere di vista il contesto generale in cui si collocano questi provvedimenti.
Una buona parte della maggioranza descrive l’università con un’immagine tutta negativa, fatta solo di baroni e di baronie, di nepotismo, di corruzione. Ci sembra che si tratti di un’immagine costruita ad arte per giustificare i tagli eccezionali operati dal Governo, ma non possiamo certo affermare che nell’università vada tutto bene.

Noi riteniamo che, nonostante i limiti, le università nel nostro Paese forniscono ancora una buona preparazione ai nostri studenti e ciò è dimostrato dal successo che i nostri laureati riscuotono all’estero.
I nostri ricercatori sono tra i più produttivi in Europa
; i centri di fisica, matematica, chimica e biomedica, che fanno parte delle nostre università, ottengono risultati di eccellenza che trovano conferma in tutte le più prestigiose pubblicazioni  scientifiche in circolazione.

Nelle nostre proposte rovesciamo la prospettiva, partiamo dal dare valore alle eccellenze e far prevalere il merito, per la produzione scientifica, la valutazione, la qualità dell’offerta didattica, la preparazione dei nostri studenti.

Credo che nessun sistema di reclutamento sia buono in assoluto: abbiamo sperimentato, negli anni scorsi, diverse combinazioni fra elezioni e sorteggio, eppure siamo ancora qui a discuterne. Dobbiamo davvero arrivare a regole che costringano a reclutare i migliori e non quelli che sono più vicini al docente, sia sul piano della relazione scientifica che parentale.

Ritengo che molte distorsioni siano dovute al fatto che nei concorsi sono previsti due idonei e non un solo vincitore. Allora perché non prevedere il vincitore unico dei concorsi? Noi abbiamo proposto due provocazioni: o l’estrazione, se il caso deve essere padrone, o la cooptazione.
Almeno così in questa università italiana, se vi fosse qualche insegnante che non ha una grande preparazione si saprebbe chi lo ha assunto o chi ha suggerito la sua assunzione.

La serietà e la preparazione non si coniugano con la legge n. 133 del 2008, che è l’umiliazione - e rischia di essere la fine - dell’università italiana
.

I tagli gravissimi che vengono operati, a partire dall’anno 2010, renderanno difficile premiare le università più virtuose, perché tutte le università saranno in difficoltà. Sono previsti  700 milioni in meno nel 2010 e 800 milioni in meno nel 2011. Se non si corregge questo dato, è inutile parlare di qualsiasi riforma e qualsiasi valorizzazione del merito e della qualità della ricerca.
La Commissione bilancio ha preteso di aggiungere ovunque l’espressione chiarissima «senza alcun onere aggiuntivo». Dunque la legge n. 133, con i suoi tagli di un miliardo e mezzo di euro, domina e sovrasta questo provvedimento e possiamo affermare con chiarezza che «la montagna ha partorito il topolino».

Il Ministro non si è visto neanche un minuto durante la discussione del disegno di legge all’esame né in Commissione né in Aula. Ne prendiamo atto.
Il decreto-legge n. 180 non sembra presentare le caratteristiche di necessità e di urgenza previste dalla Costituzione, ma è piuttosto volto a rimediare parzialmente ad alcuni errori tecnici, presenti nella legge n. 133, senza peraltro intaccare minimamente i tagli finanziari.
Si tratta dunque di un provvedimento minimale, il cui aspetto migliore è stata l’attesa, l’annuncio, la promessa che si sarebbero date risposte serie alle università italiane.

In questo inizio 2009 ci si potrebbe chiedere se l’università italiana abbia un futuro.
Il sistema universitario attraversa una profonda crisi di credibilità, sotto attacco da parte dei mezzi di comunicazione e non solo. In soli tre giorni, su proposta del presidente Quagliariello è stata autorizzata una Commissione d’indagine relativa ai bilanci e agli sprechi delle università… strana coincidenza.

La terapia del Governo è chiara: ridurre ulteriormente e drasticamente sia i finanziamenti statali che il personale, e spingere gli atenei ad un’autoprivatizzazione.

Come Partito Democratico non lo condividiamo e abbiamo l’impressione che dal 2010 si tratterà, come direbbe Márquez, della «Cronaca di una morte annunciata».
Entra in crisi, dunque, la natura pubblica del sistema universitario, il ruolo dello Stato, come erogatore e garante di un sistema di alta formazione, è indispensabile per assicurare le condizioni affinché l’università resti e divenga sempre di più elemento centrale dello sviluppo del Paese e del suo stesso welfare.

Parlando circa un anno fa ai responsabili di scuola e università del Piddì, Gian Felice Rocca, vice presidente per l’education di Confindustria, disse che un Paese che taglia finanziamenti alla scuola, all’università e alla ricerca fa bassa manutenzione e non investimento.
Ecco le parole giuste, che riprendo per il provvedimento in esame: è una bassa, ordinaria manutenzione, non un investimento in speranza.

Sotto il grembiule niente / 2

27-07-2008 20:01:39

La maggioranza, su parere contrario del governo, si è rifiutata di assumere un impegno concreto sul tema del diritto allo studio per gli universitari, respingendo oggi in aula un ordine del giorno da noi presentato che prevedeva una misura concreta di sostegno sulla questione delle residenze universitarie”.

Questa la dichiarazione di Pina.

L’eccellenza culturale non dipende dall’utilizzo o meno dei grembiuli, non si raggiunge trasformando le università in fondazioni e nemmeno tagliando fondi in maniera irrazionale in un settore così importante per la vita del Paese”.

Con il voto di oggi maggioranza e governo si assumono la responsabilità di consentire soltanto a chi potrà permetterselo il diritto di scegliere in piena libertà in quale università studiare”.

L’immagine è stata presa in prestito qui.

Quante Eleonora ci sono?

22-07-2008 13:15:43

imm_primopostthumbnail.jpg‘La Stampa’ di oggi, racconta la storia incredibile di Eleonora, studentessa di 24 anni colpevole di essere contemporaneamente universitaria e lavoratrice.

Per questo, dopo aver superato con successo 36 esami, il suo percorso universitario è stato ostacolato dal pregiudizio di un professore che sostiene che non si può contemporaneamente studiare e lavorare.

Credo che Eleonora ben rappresenti la storia della nostra generazione, costretta a fare i conti tutti i giorni con mille difficoltà. La vicenda dimostra anche come il punto di vista degli studenti faccia fatica ad essere preso in considerazione, eppure è chiaro a tutti che da loro e dalla loro formazione dipende il futuro di questo Paese.

Dobbiamo fare ancora tanta, tanta strada per affermare in Italia il diritto allo studio nel pieno rispetto dell’art. 34 della Costituzione e dobbiamo garantire e tutelare la formazione anche per gli studenti che per il loro status sociale devono anche lavorare, incoraggiandoli in questo cammino già difficile.

Furto di futuro

05-07-2008 17:57:28

E’ ’sconcertante’ che il governo ritenga di ricorrere in appello alla sentenza del Tar del Lazio che di fatto ha annullato i test di medicina per gravissime irregolarità“.

Questa la dichiarazione di Pina all’Ansa.

”Siamo di fronte a una situazione paradossale. Privare ragazzi di vent’anni di un anno di studio e di formazione è un vero e proprio furto di futuro, che lede il diritto di migliaia di studenti.

Con l’aggravante che la responsabilità è dello Stato, poiché vorrei ricordare che l’elaborazione, la somministrazione e la correzione dei quesiti poi rivelatisi in parte errati è del Miur e che gli atenei sono solo luoghi fisici di svolgimento della prova”.

L’immagine è stata presa in prestito qui.

Question time

02-07-2008 15:44:22

Ovvero interrogazione a risposta immediata al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, formulata da Pina oggi alle 15 alla Camera.

Premesso che:
le prove d’ammissione alle facoltà di Medicina e Chirurgia del 4 settembre u.s., svoltesi sulla base e con le modalità previste dalla Legge 264/99, si sono caratterizzate da gravissime irregolarità verificatesi durante lo svolgimento della prova e dalla presenza, appurata da apposita perizia, di 18 quesiti su 80 dalla formulazione errata;

tale circostanza ha condotto immediatamente alla proposizione di migliaia di contenziosi amministrativi e all’apertura di fascicoli d’indagine da parte di numerose Procure della Repubblica ancora pendenti;

alla situazione di totale incertezza determinatasi, l’allora Ministro rispose sanando ex post (Decreto Ministeriale del 21 novembre 2007) l’illegittima procedura di annullamento di due quesiti e di tutte le irregolarità riscontrate durante lo svolgimento della prova;

dalla notizia apparsa lo scorso 19 giugno su organi di stampa, apprendiamo che il Tar del Lazio, in una recente sentenza, ha dichiarato nulli i suddetti test di accesso alla facoltà di Medicina;

la citata sentenza determina l’annullamento della graduatoria dei candidati ammessi al corso per l’anno accademico 2007/2008 pubblicata all’Università la Sapienza di Roma, la caducazione degli atti e dei due avvisi mediante i quali è stato disposto l’annullamento in specifico delle domande 71 e 79 del test:

se e quale soluzione intenda adottare il Ministro - al fine di evitare la proposizione di ulteriori contenziosi che avrebbero come unico effetto quello di ledere il diritto allo studio di migliaia di studenti - per tutti quei soggetti che, esclusi dal concorso sulla base di una prova riconosciuta illegittima dal TAR del Lazio, potrebbero assumere iniziative di natura legale che andrebbero a ledere le posizioni di coloro che sono stati ammessi sulla base della suddetta prova e che frequentano da mesi le facoltà di Medicina e Chirurgia di Roma.

Nella foto, presa in prestito qui, il Ministro Gelmini.

Di che Università parla, Ministro Gelmini?

18-06-2008 12:17:27

imm_primopostthumbnail.jpg“Società della conoscenza” non è uno slogan, ma un obiettivo preciso al quale dedichiamo le nostre riflessioni, il nostro tempo, il nostro impegno.

Perché sappiamo che è dalle Persone, dai loro saperi che nascono innovazione e sviluppo ed è per questo, del resto, che la formazione è al centro del dibattito economico internazionale.

E’ dai nostri studenti di oggi, dalla loro formazione, dalla loro testa, che dipende il futuro del nostro Paese e la capacità che avremo di risalire nelle classifiche che ci indicano a livelli bassissimi per la capacità di produrre e competere con gli altri.

Eppure il punto di vista del vero, grande, capitale che possediamo fa fatica ad essere preso in considerazione, anche nelle linee guida della Gelmini sull’università, presentate ieri mattina durante l’audizione del ministro in Commissione Cultura.

Mi sarei aspettata da parte del Ministro una maggiore attenzione al tema della cittadinanza studentesca, una risposta più chiara e più equa rispetto alla grande questione del diritto allo studio e del diritto dei meritevoli di accedere ad alti gradi di istruzione, anche senza una famiglia facoltosa alle spalle.

Il ministro Gelmini dovrebbe sapere che ci sono intere regioni che riescono a coprire solo il 50% delle borse di studio e che, pertanto, il prestito d’onore è una risposta assolutamente insufficiente.

Al ministro propongo di stabilire livelli minimi di prestazione sul diritto allo studio in grado di garantire la piena applicazione dell’art. 34 della Costituzione.

Mi sarei aspettata anche una riflessione sul numero programmato, sui test di accesso all’Università e sulle modalità di svolgimento degli stessi, questioni sulle quali ho presentato lunedì scorso due interrogazioni, anche alla luce delle gravissime irregolarità accertate dalla Magistratura e dalla Guardia di Finanza lo scorso settembre.

Ma di tutto questo, purtroppo, nelle linee del Ministro non c’è assolutamente traccia.