Posts Tagged ‘europa’

Non possiamo lasciarli soli

25-06-2009 11:45:54

 

 

 

 

Circa un anno fa incontravo a Roma Alì Afshar, leader storico del movimento studentesco iraniano.

L’incontro era organizzato in occasione dell’anniversario dei fatti del ’99, durante i quali persero la vita decine di studenti, molti altri furono arrestati, per le proteste contro la chiusura di un quotidiano.

 

Ci ripenso oggi, leggendo di quanto accade laggiù, guardando le terribili immagini delle violenze ma anche la forza di una folla immensa, composta soprattutto da giovani e donne, che sta facendo tremare il regime.

Penso a questi studenti, che troppo spesso nella totale indifferenza del resto del mondo, protestano e resistono da tanti anni. Guardo soprattutto le ragazze: sono tantissime, alcune hanno anche perso la vita in piazza, come Neda. Una di loro scrive sul suo blog che scende in piazza per potere, domani, sentire il vento fra i capelli.

 

Rispetto a un anno fa qualcosa di importante è cambiato: oggi il Presidente degli Stati Uniti è impegnato in una nuova strategia verso il mondo islamico e verso l’Iran. Ora pesa soprattutto su Obama il compito di non deludere le aspettative.

 

Penso che dobbiamo, ora o mai più, in Europa e in Italia, delle risposte a queste ragazze e a questi ragazzi, perché se non sapremo difendere le ragioni di questi giovani, non avremo difeso come si deve anche la nostra democrazia e l’immagine di sé nel mondo.

Vorrei che l’Italia si occupasse meno di feste, più o meno private, e un po’ più dei diritti umani, mentre ospita il G8.

(Dis)ordini professionali

08-09-2008 20:51:02

Credo che il clamoroso errore del ministro Gelmini, che per sostenere l’esame da avvocato ha pensato bene di andare al sud, ci offra un’importante occasione per affrontare seriamente la questione dell’accesso agli ordini professionali. Questione che riguarda migliaia di giovani ogni anno”.

Questa la dichiarazione di Pina.

“Il Paese non può più permettersi di sacrificare intere generazioni di talenti sull’altare di nepotismo, di caste e di interessi particolari. La chiave per il futuro del Paese è il binomio merito e pari opportunità.

Ma perché non rimangano soltanto parole vuote, abbiamo anche bisogno di coraggio e di una svolta davvero riformista: dobbiamo adeguare la normativa italiana a quella europea, colmando il clamoroso ritardo in cui ci troviamo, passando dal sistema rigido e corporativo degli ordini ad un sistema di associazioni private certificate e riconosciute da autorità pubbliche“.

“Abbiamo bisogno di una riforma ispirata alla strategia di Lisbona, che permetterà ai nostri talenti di non essere penalizzati e di avere le stesse opportunità rispetto ai colleghi europei“.

L’immagine è stata presa in prestito qui.

Ci riguarda tutti

10-07-2008 00:13:05

imm_primopostthumbnail.jpgStamattina ho partecipato ad un incontro con Ali Afshari, leader storico del movimento studentesco iraniano, che si trova in Italia in occasione dell’anniversario dei fatti del 1999, quando gli studenti di Teheran protestarono contro la chiusura del quotidiano ‘Salam’ e la loro manifestazione fu duramente repressa dal regime. Il bilancio delle vittime tuttora non è chiaro, ma si parla di decine di morti e centinaia di arresti.

La testimonianza di Ali, la sua storia, la sua esperienza sono un monito per tutti noi: il germe dell’intolleranza può attecchire ovunque e in ogni momento.

Dobbiamo liberarci dalla tentazione di pensare che la storia dei ragazzi iraniani è troppo distante, troppo lontana. Perché tanto, noi, diciamo liberamente tutto quello che ci passa per la testa, scriviamo quello che ci pare, organizziamo le manifestazioni e le proteste che vogliamo, usciamo liberamente di sera e viviamo con tranquillità il nostro orientamento sessuale.

Insomma, quando ci raccontano che se ti beccano con il tuo ragazzo a fare una passeggiata sono 60 frustate, che se ti bevi una birra invece te ne regalano 40 e se organizzi una manifestazione ti arrestano direttamente, c’è il rischio di percepire tutto questo come una cosa di cui si devono occupare gli altri, perché sembra un film dell’orrore più che la vita di un nostro coetaneo.

Niente di più falso. Tutto questo ci riguarda eccome, perché finchè esisteranno nel mondo luoghi dove la democrazia e la libertà sono ancora speranze, e nemmeno tanto concrete, tutti noi ci dobbiamo sentire più poveri, meno liberi, con meno aria nei polmoni.

L’Italia ha dimostrato spesso di saper essere un grande Paese, capace di grandi battaglie di civiltà, penso al ruolo fondamentale giocato per l’approvazione della moratoria sulla pena di morte, per questo mi aspetto tanto.

Mi aspetto che inizi a considerare queste questioni una priorità dell’agenda politica, mi aspetto che solleciti l’Europa ad immaginare un piano concreto di sostegno all’opposizione democratica, portata avanti da studenti, giornalisti e sindacati.

Mi aspetto che il nostro Paese sappia trovare gli strumenti migliori per aumentare la percentuale di ossigeno in circolazione.

Beata gioventù?

23-06-2008 16:04:36

“Leggiamo dai giornali che il ministro Meloni avrebbe deciso e ratificato, con tanto di emissione di nuova carta intestata, il cambio del nome del dicastero da lei diretto da ‘Politiche giovanili’ a ‘Ministero della Gioventù’.”

Questa la dichiarazione di Pina.

“Tra le motivazioni addotte, viene citato l’impellente bisogno di adeguarsi alla medesima denominazione adottata, così citano fonti del ministero, in altri paesi europei, tra cui l’Irlanda.

A parte il fatto che sarebbe interessante sapere se il più euroscettico dei governi che l’Italia abbia mai avuto ha per caso scovato una qualche direttiva europea in cui viene fatta urgente richiesta di omologazione delle denominazioni dei ministeri - e tralasciando il fatto che, in tal caso, non si capisce perché dovrebbe essere l’Italia ad adeguarsi agli
altri e non viceversa - facciamo notare al ministro che in Irlanda non esiste
alcun ministero denominato ‘della Gioventù’
.

Inoltre, se qualcuno non l’ha già fatto presente alla solerte Meloni, tocca a noi il compito di sottolineare che il nuovo nome da lei scelto ricorda curiosamente ben altre forme di associazionismo giovanile, che il Paese da oltre sessant’anni ha scelto di relegare nel passato.

Alcune idee, pare, sono dure a morire e mentre qualcuno le fa uscire dalla porta, qualcun altro le fa entrare dalla finestra. O forse il giovane ministro ha ceduto alla nostalgia per sue personali e vecchie appartenenze?

E comunque, aldilà dei nomi, ciò che Tremonti e Berlusconi devono spiegare ai giovani italiani è cosa intendono realmente investire per le politiche che li riguardano. E il ministro ci dica, semmai gli arrivassero dei soldi, quali sono i provvedimenti e le scelte che intende concretamente adottare“.

La sfilata della gioventù balilla è stata presa in prestito qui.