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Il mistero dei click

26-05-2010 16:53:55

Sta rimbalzando sulla stampa e sul web una curiosa notizia che ci riguarda e che non può fare altro che strapparci un sorriso (autoironico e anche un po’ amaro, forse).Si tratta del sondaggio comparso sul sito dell’Espresso il 21 Maggio, che chiedeva di scegliere il futuro leader del PD fra alcuni nomi di giovani dirigenti o eletti del nostro partito, più qualche outsider, fra cui Nichi Vendola.Il caso clamoroso nasce dalla constatazione da parte della redazione che migliaia di voti provengono dallo stesso IP, a volte da due o tre IP diversi.L’Espresso sottolinea, giustamente, che nessun sondaggio online ha valore statistico né rappresentativo. Si tratta di un gioco, nulla più, a cui però, tutti quanti, soprattutto i diretti interessati, alla fine prestano una certa attenzione: una volta pubblicati i risultati, la notizia c’è.

Alcuni degli amici del PD coinvolti, si sono difesi dalle accuse, aumentando l’aspetto tragicomico della vicenda: alcuni si sono dichiarati del tutto incompetenti, non in grado di aggirare il sistema di conteggio. Della serie: il computer, questo sconosciuto! (come scrive Adinolfi: click regalati a loro insaputa?). Altri hanno provato a buttare là che sì, i click sono truccati, ma potrebbe essere stata la stessa redazione dell’Espresso.

Questa ipotesi mi sembra spassosissima, perché implicherebbe che la redazione, di fronte al fallimento del sondaggio, caduto nel più completo disinteresse dei lettori, è corso ai ripari, costringendo i dipendenti a effettuare migliaia di click sui vari candidati.

Qualcuno dirà che scrivo così perché tanto, io tra i candidati non c’ero…E allora lo confesso: è un grande sollievo non esserci stata in quell’elenco. Cosa avrei fatto per ottenere anch’io i miei 3000 click? Avrei resistito alla tentazione? Avrei costretto la mia collaboratrice ad incollarsi al mouse per un intero pomeriggio? Oppure qualcuno mi avrebbe regalato click a mia insaputa?!

Meglio rimanere con il dubbio e suggerire qualche morale della favola:

-  mai pubblicare sondaggi dalla dubbia attinenza con la realtà dei lettori

-  assicurarsi che non ci siano “cliccatori” a nostra insaputa

-  fare in modo che eventuali voti “truccati” provengano almeno da dieci IP diversi

-  in caso di clamorosa rivelazione, provare a reagire con un po’ più di ironia.

 

Una associazione per dare voce agli studenti iraniani

02-02-2010 18:08:30

iran-mani-verde.jpgArrivano notizie tristi e insieme preoccupanti dall’Iran, a pochi mesi dalla grande Onda verde che ha invaso le strade e le piazze delle voci coraggiose di donne e studenti, e dei movimenti riformisti che hanno chiesto e ancora chiedono diritti e libertà nel proprio Paese.

Sono notizie di arresti, condanne, imputazioni gravi contro i giovani che hanno subito la violenza dei basiji inviati dal regime per sedare le proteste attraverso le armi della repressione e della intimidazione.
Il regime sta tentando di mettere a tacere chi ha deciso di battersi per un futuro fatto di libertà e di democrazia, per questo tenta di far cadere sull’Iran una coltre di silenzio e di terrore. E’ sempre più difficile avere informazioni precise su quanto sta accadendo davvero, ed è sempre più complicato riuscire a dare un sostegno ai protagonisti di questa battaglia di liberazione coraggiosa.

Ma non possiamo dimenticare i volti di questi ragazzi, non possiamo dimenticare Neda, uccisa in piazza a 27 anni, per la sua voglia di speranza e di libertà. Abbiamo il dovere di aiutarli, di raccontarli, di dare voce alle loro battaglie.

Per questo, assieme ai colleghi Giulietti e Granata abbiamo pensato di promuovere un’associazione di amicizia con gli studenti iraniani.
L’obiettivo dell’associazione, a cui in pochi giorni hanno aderito circa 70 deputati e senatori di tutte le forze presenti in Parlamento, sarà quello di promuovere iniziative di denuncia su quanto accade a Teheran, per conoscere, approfondire e dibattere della situazione iraniana e per amplificare la voce e le storie dei promotori delle proteste.

Un’iniziativa concreta per tenere accesi i riflettori su questa straordinaria battaglia di libertà.

La memoria cancellata di Peppino Impastato

12-09-2009 09:52:17

Mentre infuria la polemica attorno alle preoccupanti e gravissime dichiarazioni del Presidente del Consiglio sui processi sulle stragi del 1992, un sindaco leghista appena eletto in quel di Ponteranica, in Provincia di Bergamo, decide di rimuovere la targa che intitola la biblioteca comunale alla memoria di Peppino Impastato.Ma la Lega non è lo stesso partito del Ministro degli Interni, che ha dichiarato più volte di voler sconfiggere la mafia?

Ecco la mia dichiarazione:

Negare la memoria di un giovane ucciso dalla mafia non trova giustificazioni: la storia del nostro Paese e quella delle mafie e delle sue vittime innocenti non appartiene a una parte del Paese né a uno schieramento politico, ma deve essere patrimonio collettivo in nome di una battaglia per la verità sui fatti del passato e per la giustizia nel presente.

La Lega, importante partito della maggioranza di Governo, di cui fa parte l’attuale Ministro dell’Interno, si assuma le proprie responsabilità nel sostenere l’impegno delle istituzioni contro tutte le mafie anche e soprattutto laddove rappresenta le istituzioni locali.”

 L’immagine è stata presa in prestito qui

PER CHI NON SUONERA’ LA CAMPANELLA…

08-09-2009 19:26:38

  

Per qualcuno l’estate è il momento del riposo, il momento per ricaricare le pile,  per arrivare pronti a una nuova stagione di impegni e di lavoro.

Per alcuni, no.

Per alcuni agosto è un mese di attesa snervante, accanto al telefono che deve squillare e che sembra non squillare mai. E’ la vita dei precari della scuola, che da anni, alcuni di loro da più di dieci anni, passano l’estate in attesa della chiamata che comunica l’attribuzione di un incarico annuale.

Un anno di lavoro, un anno di stipendi, in qualunque scuola, magari anche molto lontana da casa. Un anno di lavoro dopo esperienze maturate nella precarietà, tante energie investite che servono soprattutto a fare punteggio, per scalare infinite graduatorie verso l’incarico a tempo indeterminato.

Fa davvero impressione pensare che a fare questa vita sono le stesse persone a cui noi affidiamo i nostri figli. Sono educatori, professori, insegnanti di sostegno, tecnici di laboratorio, personale amministrativo, sono coloro che con la propria capacità e la propria professionalità possono cambiare la vita dei ragazzi e delle ragazze, dare loro una possibilità nel mondo, guidarli alla scoperta di passioni e interessi.

Domani andrò a trovare gli oltre 800 precari della provincia di Caserta, che da giorni manifestano con un sit in il dramma che stanno vivendo: la chiamata non è arrivata e dopo l’estate li attende un lungo, lunghissimo inverno, senza poter contare su nessun tipo di ammortizzatore sociale.

Bisogna battersi e ottenere risposte dal Governo per fermare i tagli devastanti messi in campo, che non colpiranno “soltanto” i 150.000 posti di lavoro in meno, ma anche la qualità della scuola, con la perdita di laboratori, indirizzi, sperimentazioni, con classi più numerose e cattedre vacanti.

“Aprire una scuola è chiudere una prigione”, diceva Victor Hugo. Mai parole più appropriate per il futuro dell’Italia e di terre come la Campania e la provincia di Caserta..  

LA SFIDA DEL CAMBIAMENTO. CON DARIO, INSIEME PER IL PD.

31-07-2009 10:22:47

        Il 14 ottobre 2007 milioni di italiani si sono messi in movimento e insieme hanno dato vita al Partito Democratico. Con le primarie e le elezioni politiche abbiamo visto quanti altri con noi hanno raccolto la sfida del cambiamento, di apertura della nostra società e della politica, di rottura degli schemi rigidi e anacronistici del nostro paese.
Al tempo stesso abbiamo constatato come quel consenso non fosse una cambiale firmata in bianco, ma una fiducia da riconquistare e alimentare di giorno in giorno.

Per farlo serve un partito che sia al servizio dell’Italia e degli italiani, di tutti gli italiani. L’esatto contrario, cioè, della politica di divisione sociale e di difesa del corporativismo che porta avanti il governo Berlusconi.

L’Italia ha bisogno di uno sviluppo economico nuovo, che faccia crescere tutto il paese senza giocare sulle sue divisioni. Ha bisogno di mobilità sociale e di un sistema di welfare inclusivo, capace di rispondere alle nuove esigenze del mondo del lavoro e tutelare le nuove fasce di povertà e di insicurezza, a partire da quella del lavoro precario. Ha bisogno di investire sul merito e sul talento, attraverso il ruolo fondamentale della formazione, dell’università e della ricerca, della conoscenza come motore dello sviluppo e dell’innovazione.

L’Italia ha bisogno di scelte lungimiranti. Come, di fronte alla crisi economica, Obama in America ha proposto un’idea nuova di sviluppo che fa leva sulla green economy, sul futuro e la solidarietà nazionale, così in Italia il Partito Democratico deve mettere in campo una visione coraggiosa e nuova della società: aperta, giusta, libera, solidale.

Perché questa visione sia credibile, serve coerenza nei comportamenti e nell’azione di governo e amministrazione della cosa pubblica. Solo con la coerenza tra le parole che diciamo ed i comportamenti che mettiamo in atto, riusciremo ad aggregare tutti quegli italiani che sono già in campo, in prima persona, a partite da quelli che – spesso in solitudine - in questi mesi si sono opposti alle disastrose politiche del governo. Dal mondo della scuola ai pensionati, dai dipendenti alle piccole e medie imprese, c’è un’Italia che ha bisogno di risposte, che ci chiede e vuole costruire nuove risposte.

Per fare tutto questo, per vincere la sfida del cambiamento, dobbiamo costruire un partito radicato che risponda alle nuove esigenze della società. Non c’è contrapposizione tra partito delle primarie e partito strutturato. La rete dei circoli, per quanto fragile, ha tenuto in piedi il partito in questi mesi. Le Feste democratiche e de l’Unità sono vissute come momenti e spazi collettivi, politicamente caratterizzati ma aperti a tutti e “interessanti” per tutti. Dobbiamo pensare i nostri circoli come luoghi utili alla collettività, dove ragionare di politica ma anche in cui trovare risposte concrete, momenti di socializzazione e servizi utili.
 Dobbiamo valorizzare il loro lavoro e renderlo possibile, dando loro strumenti, attenzione e rappresentanza reale, non solo “compiti” da svolgere. Dobbiamo mettere a frutto lo strumento delle primarie, farne occasione di confronto politico vero, aperto e trasparente, e meccanismo di promozione della classe dirigente, fuori da ogni logica di cooptazione.
Ma soprattutto il PD deve darsi una nuova identità, una nuova appartenenza che superi le vecchie. Ci sarà un partito strutturato e radicato, solo quando il PD smetterà di essere un partito di ex, ma avrà costruito una nuova compiuta identità democratica. Quando arriveremo ad essere tutti, semplicemente, democratici.

Due anni fa abbiamo iniziato un cammino collettivo che ha dato vita al primo grande partito di questo secolo.
 A noi stessi e all’Italia abbiamo promesso una nuova stagione. Oggi, e’ Dario Franceschini ad incarnare questa idea. In questi pochi, difficili mesi alla guida del partito, e’ stato capace di dare unità al partito, di usare parole chiare e compiere scelte nette e coraggiose. Dovrà continuare a farlo, dovremo aiutarlo a continuare a farlo, con determinazione e coerenza.  
Tanti giovani dirigenti di partito, amministratori, parlamentari ed esponenti della società civile, sono impegnati a sostenere la candidatura di Dario. E’ la generazione che sta già “facendo” il PD, il suo presente e non solo il suo futuro. Con Dario Franceschini, con l’impegno diretto di tanti di noi, possiamo dare gambe al percorso del PD e costruire un futuro per il nostro partito e per il nostro paese.
  Vinicio Peluffo, Federica Mogherini, Pina Picierno, Andrea Causin, Francesco Ori, Leonardo Impegno, Luca Rizzo Nervo, Daniela Sbrollini, Giuseppe Lupo, Federica Fratoni, Daniele Giordano, Chiara Braga, Andrea Catena, Stefano Fancelli, Michele Fina, Benedetta Squittieri,Antonio Iannamorelli, Brenda Barnini, Marianna Bartolazzi, Alessio Beltrame, Giorgia Beltramme, Romano Benini, Massimo Bettin, Caterina Bini, Tommaso Bori, Michele Brisighelli, Marco Campagna, Leonardo Cappellini, Francesco Casini, Elisa Cavalli, Pasquale Centin, Francesco Comi, Matteo Corbo, Diego Crivellari, Giacomo D’Arrigo, Carmine De Blasio, Efisio De Muru, Natale Di Cola, Massimiliano Dolce, Marino Fardelli, Caterina Ferri,Rocco Fiore, Luca Fioretti, Pierluigi Fontana, Federico Frigato, Giovanni Lattanzi, Gianluca Lioni, Emanuele Lodolini, Luigi Madeo, Loris Marchesini, Dario Marini, Paolo Masini, Simone Morelli, Luciano Nobili,Ubaldo Pagano, Mattia Palazzi, Luigi Petti, Linda Pieragnoli, Alessandro Pieroni,Alessandro Pinciani, Francesca Puglisi,Andrea Ranalli, Enzo Reda, Pierluigi Regoli, Stefano Rimini, Matteo Rossi, Fabio Santoro, Francesco Scoppola, Monica Torchio, Sara Valmaggi, Francesco Verducci    Per Aderire: insiemeperilpd@libero.it Gruppo Facebook: “LA SFIDA DEL CAMBIAMENTO”  

Estate di campagna…

24-07-2009 12:34:54

 

 

E così il tempo ha cominciato a correre: mentre molta gente va in vacanza e qualcuno prepara le valige,  nella mia vita quotidiana ha fatto irruzione la corsa per il congresso.

Una corsa scoppiettante, all’inizio, con un candidato al giorno, una polemica al giorno, un grande tema di dibattito al giorno.

Ora siamo partiti: tra una direzione nazionale, una riunione nel mio collegio e qualche festa democratica a parlare di legalità, ora c’è anche il Comitato per Dario  Franceschini segretario.

Dopo il suo discorso all’Acquario Romano (qui), cominciano ad aprire i comitati locali, ci si organizza in vista delle primarie.

Parlando con la gente si sente il bisogno di un congresso vero, finalmente: che decida, anche a costo di dure contrapposizioni interne, ma alla fine decida.

Decida se gli elettori li coinvolgiamo o guardiamo solo ai nostri iscritti, decida qual è il compito di un circolo, come si valorizzano gli amministratori, come stanno insieme la “questione del Sud” e la “questione del Nord” e tutte le questioni che domani sorgeranno, all’interno di un grande partito come il nostro.

E’ il momento di dare slancio e forza ad una politica che al centro rimetta l’etica e la legalità, che tenga conto delle diverse forme di partecipazione, che dia spazio ai giovani innanzitutto occupandosi delle loro condizioni di vita.

Un partito che sappia dire, dopo 15 anni e dei disastri che lasciano davvero il segno, “grazie hai fatto abbastanza” ai propri amministratori. Senza che nessuno la viva come una tragedia.

E nel frattempo il Governo? Un decreto anticrisi che non permetterà agli italiani di stare meglio, una sanatoria per le badanti che non risolverà il problema di migliaia di assistiti non autosufficienti e delle persone che se ne prendono cura, qualche nuova intercettazione del premier che farà il giro del mondo.

Insomma, tutto come al solito, solo che fa molto, ma molto più caldo e non si smetterà facilmente di correre e di discutere…

Salvate il soldato Serracchiani…

01-07-2009 17:08:03

 

Non so, e francamente non mi interessa sapere, se la battuta a proposito della simpatia di Dario Franceschini sia stata più o meno felice. Non lo so, e non importa, perché Debora ha spiegato con efficacia sul suo blog le ragioni della propria scelta di non candidarsi e di schierarsi.

Le motivazioni, le opinioni di chiunque, comprese quelle di Debora, possono essere più o meno condivise da chi legge, da chi commenta, da chi si trova, magari, ad aver fatto una scelta opposta alla sua sugli schieramenti congressuali.

 

Quello che trovo inaccettabile è l’accanimento contro le sue affermazioni: tutti ad aspettare una battuta di troppo per puntare il dito (condito da una fila interminabile di dichiarazioni) contro. Non sarà mica che dopo vent*, trent*, quarant*… (vabbè): che dopo –anta anni di “apparato”, alcuni si sentano in imbarazzo quando glielo si fa notare?

E nei corridoi? Subito la corsa a definire le doti intellettuali del/della giovane di turno: “L’avevo detto, io. E’ sopravvalutata, arrogante, ignorante. Studi!”

 

Essere giovani, o almeno, essere giovani e pretendere di dire la propria, in questo Paese è una colpa.

Essere giovani, donne, pretendere di dire la propria, una vera condanna alla gogna pubblica.

 

Magari l’intervista di Repubblica non è servita ad alzare il livello del dibattito, ma di certo dagli “anziani” non è venuto un aiuto in questo senso.

Chi era a Torino lo sa:  i “piombini” non sono ragazzini che parlano a vanvera: sono donne e uomini, che si impegnano da tempo.  

Dei percorsi personali altrui, anche quando non sono lunghi una vita intera e famosi da un quarto di secolo, bisognerebbe avere rispetto.

 

Parliamo, presto, prima che sia tardi, anche di idee e di contenuti?

 

Non possiamo lasciarli soli

25-06-2009 11:45:54

 

 

 

 

Circa un anno fa incontravo a Roma Alì Afshar, leader storico del movimento studentesco iraniano.

L’incontro era organizzato in occasione dell’anniversario dei fatti del ’99, durante i quali persero la vita decine di studenti, molti altri furono arrestati, per le proteste contro la chiusura di un quotidiano.

 

Ci ripenso oggi, leggendo di quanto accade laggiù, guardando le terribili immagini delle violenze ma anche la forza di una folla immensa, composta soprattutto da giovani e donne, che sta facendo tremare il regime.

Penso a questi studenti, che troppo spesso nella totale indifferenza del resto del mondo, protestano e resistono da tanti anni. Guardo soprattutto le ragazze: sono tantissime, alcune hanno anche perso la vita in piazza, come Neda. Una di loro scrive sul suo blog che scende in piazza per potere, domani, sentire il vento fra i capelli.

 

Rispetto a un anno fa qualcosa di importante è cambiato: oggi il Presidente degli Stati Uniti è impegnato in una nuova strategia verso il mondo islamico e verso l’Iran. Ora pesa soprattutto su Obama il compito di non deludere le aspettative.

 

Penso che dobbiamo, ora o mai più, in Europa e in Italia, delle risposte a queste ragazze e a questi ragazzi, perché se non sapremo difendere le ragioni di questi giovani, non avremo difeso come si deve anche la nostra democrazia e l’immagine di sé nel mondo.

Vorrei che l’Italia si occupasse meno di feste, più o meno private, e un po’ più dei diritti umani, mentre ospita il G8.

Due proposte di legge per il volontariato dei giovani

16-04-2009 18:36:10

Come possiamo vedere anche in questi giorni, la realtà dei giovani del nostro Paese è molto diversa da quella che i media lasciano trasparire: veniamo spesso descritti come una generazione senza valori e senza ideali, incapace di impegnarsi, ma i dati parlano di tante ragazze e tanti ragazzi che dedicano con passione il proprio tempo al prossimo.

È così che ho deciso di presentare due proposte di legge che vanno di pari passo: il riconoscimento istituzionale della Giornata Nazionale del Servizio Civile, per dare forza a un’esperienza unica in Europa che coinvolge ogni anno migliaia di giovani e l’attribuzione del Premio Nazionale Angeli del Fango, dieci borse di studio per dieci protagonisti di storie d’impegno e solidarietà.

Vai alle relazioni introduttive:
Istituzione della Giornata nazionale del servizio civile e del volontariato dei giovani
Istituzione del premio annuale “Angeli del Fango-Premio nazionale ai giovani volontari”

L’immagine è stata presa in prestito qui.

Legalità e sicurezza: il Governo fra la teoria e la pratica

31-03-2009 20:58:25

Ieri il Presidente della Camera Fini era a Bagheria (Palermo) ad incontrare tanti giovani impegnati per la Legalità. Ha voluto sottolineare l’impegno delle istituzioni e ha apertamente invitato i ragazzi a ribellarsi alla mafia, paragonandola a una dittatura.
Bello, giusto, importante, necessario da parte della terza carica dello Stato.

Il suo intervento completo è qui.

Stesso giorno, stessa ora, Roma: i sindacati di polizia manifestano in piazza denunciando 3,5 miliardi di tagli e la demagogia di provvedimenti come le ronde, che servono solo a coprire la mancanza di attenzione reale per la sicurezza.
Al loro fianco i segretari di tutte le maggiori sigle sindacali e pure il nostro Dario Franceschini, che aveva proposto di accorpare il referendum con le elezioni europee e destinare il risparmio alle forze dell’ordine.

Tutte le dichiarazioni di Franceschini qui.

Peccato per il Presidente Fini, oggi aveva fatto la cosa giusta. Tutta la coerenza che ha provato a dimostrare a parole, spazzata via dalle scelte concrete del Governo.

Auto della polizia ferme, ma tante ronde autorganizzate. Le mafie ringraziano.

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