Posts Tagged ‘immigrazione’

Da Rosarno a Castel Volturno, si ritorna a casa.

11-01-2010 10:46:09

p1010088.jpgVedo scorrere alla tv le immagini di Rosarno, la violenza cieca dei “bianchi”, la paura e poi la rabbia degli immigrati e mi sembra di rivivere quello che è accaduto circa un anno fa a Castel Volturno: dopo la strage dei sei immigrati la comunità africana scese per le strade, urlò la rabbia, la disperazione di chi attraversa il mare per fuggire dalla fame, dalla guerra e si ritrova ucciso dalla camorra senza avere alcuna colpa. Di loro si è detto che erano spacciatori, delinquenti, camorristi. Erano solo immigrati nelle mani del caporalato, che si alzavano alle cinque del mattino per provare a trovare qualche ora di lavoro. Esattamente come accade a Rosarno da fine settembre a metà gennaio, il periodo durante il quale si raccologono le clementine e le arance di Calabria. Le abbiamo ritrovate anche quest’anno sulle nostre tavole grazie al lavoro di queste persone, le stesse persone che si occupano in altri periodi dell’anno della raccolta delle mele a Trento, dei pomodori a Foggia e nel casertano, delle patate a Cassibile. Sono lavoratori, braccianti agricoli che da Castel Volturno, Casal di Principe, Teano, Aversa, Afragola, Pianura, S.Antimo dove hanno casa, si spostano, per seguire la geografia del lavoro stagionale.

Medici Senza Frontiere già nel marzo del 2005 ne ha seguito gli spostamenti, ne ha analizzato le condizioni di vita e ha redatto diversi rapporti nei quali si denuncia la “mancanza di qualsiasi forma di assistenza o tutela, esposizione a maltrattamenti e soprusi, condizioni di salute a dir poco precarie”. Un esercito di uomini e donne sempre più indispensabili per l’agricoltura italiana, che restano “invisibili”, ignorati e privati dei diritti più essenziali, in una sorta di ipocrisia collettiva che coinvolge il Governo, gli enti locali, le associazioni di produttori, i sindacati, le Asl,gli enti di tutela, fino ad arrivare ai consumatori.

Ieri circa 500 di questi lavoratori si sono ritrovati a Caserta, presso il Centro Sociale ex Canapificio, in un’assemblea per discutere di ciò che è accaduto a Rosarno. Tornano a casa con il terrore negli occhi: Sakò, 26 anni richiedente asilo del Burkina Faso è visibilmente provato. E’ appena arrivato a Caserta e stenta a parlare, abbraccia gli altri e dice “ci sparano come fossimo polli. Non so come ho fatto a scappare, sono stato due giorni nascosto su un albero”. Youssuf, ivoriano 25 anni, dopo essere stato medicato in ospedale la sera del 7 è riuscito ad arrivare alla stazione. E’ felice di essere salvo ma non ha ricevuto il salario di tre mesi di lavoro. E Mimma D’Amico, del Centro Sociale ex Canapificio mi chiede: “Come e a chi potrà denunciarlo? E’ uno dei braccianti agricoli senza permesso di soggiorno ignorati dalla regolarizzazione prevista solo per colf e badanti, e come lui ce ne sono a centinaia”. Centinaia di braccianti che non hanno ricevuto il salario di tre mesi di lavoro e che, dopo quello che è successo, non avranno mai quello che gli spetta. Mi faccio un po’ di conti: tre mesi di lavoro non pagati moltiplicati per tutti i lavoratori impiegati, diventa un “risparmio”notevolissimo. Il pensiero che quello che è successo sia “convenuto” a qualcuno diventa una certezza. Mimma mi racconta anche di tante storie di lavoratori aggrediti perché “pretendevano” il salario, picchiati e derubati dai caporali o da gruppi di persone rimasti impuniti. E impuniti, fino ad ora, sono anche quei cittadini di Rosarno, circa cento, che armati di spranghe e pistole hanno dato vita ad una vera e propria caccia al nero. Chi sono queste persone? Per conto di chi hanno agito? Molti sostengono che in quel territorio nulla accade senza l’assenso dei clan Pesce e Bellocco. E ad aumentare il sospetto di un coinvolgimento della ‘ndrangheta c’è la notizia, riportata da alcuni quotidiani, del fermo di un rampollo del clan Bellocco. Fermato perché alla guida di una vettura che ha investito deliberatamente un gruppo di immigrati. Molti episodi, in realtà, lasciano pensare al tentativo di gettare benzina sul fuoco, a cominciare dal fatto che ha scatenato la rivolta:la fucilata sugli immigrati in strada. Chi ha sparato? A Castel Volturno, come abbiamo appreso grazie al lavoro degli inquirenti, fu il gruppo di fuoco guidato da Setola. E a Rosarno? E’ difficile credere alla “ragazzata”in territorio dove le ‘ndrine la loro presenza la fanno sentire eccome. Gli immigrati a questa presenza si sono ribellati ancora una volta. Hanno gridato la loro rabbia e con coraggio hanno detto basta. Tocca alle Istituzioni ora, al Governo e al Ministro Maroni in particolare, fare in modo che non sia più tollerato lo sfruttamento e il lavoro nero. Tocca al nostro Paese, tutto, riappropriarsi di parole come uguaglianza, accoglienza, legalità, lotta al razzismo e lotta alle mafie.

Appello per l’associazione Jerry Masslo

24-08-2009 15:10:00

Può capitare, percorrendo le strade del litorale casertano, di sentirsi per qualche minuto spaesati: non capire come mai sembra di essere in un posto lontano, e invece sei proprio lì, sulla Domiziana, dove le città crescono disordinate e veloci e dove, a volte, si ricostruisce in pochi anni un pezzo d’Africa. Oggi, a fronte di una popolazione locale di 15.000 abitanti, a Castel Volturno ci sono circa 25.000 immigrati.
Nessuno di loro, credo, avrebbe mai immaginato di promuovere il primo corteo anticamorra della storia di Castel Volturno, in ricordo dei sei uomini africani uccisi barbaramente senza avere alcuna colpa. Nessuno di loro, credo, avrebbe mai pensato di dover insegnare molto, moltissimo alla nostra civilissima Italia, perché questi uomini e queste donne hanno deciso di non dimenticare, di impegnarsi in questa terra difficile, prima di tutto contro il razzismo e la camorra.
Domani ricorrerà l’anniversario dell’omicidio di Jerry Essan Masslo, sudafricano, esponente del movimento antisegregazionista, fuggito dal suo Paese per evitare la cattura. Muore, ucciso nella notte tra il 24 e il 25 agosto del 1989, da una banda di Villa Literno. Anche lui si guadagnava da vivere raccogliendo pomodori, e dormiva, insieme ad alcuni compagni, in un casolare abbandonato nella pianura liternese. La banda di criminali uccide e poi fruga, spietatamente, tra le poche cose di Jerry, trova poco denaro frutto del suo lavoro e se lo porta via.
La morte di Masslo provoca un’ondata di indignazione in tutto il Paese, a Roma, un mese dopo quel feroce omicidio,si svolge la più grande e straordinaria manifestazione antirazzista della storia d’Italia e il 24 ottobre di quell’anno, nasce a Casal di Principe, grazie all’impegno di sette medici e un’assistente sociale, un’ associazione di volontariato,
dedicata a Jerry Masslo.

Attualmente l’associazione è presieduta da Renato Natale, e continua a svolgere numerosissime attività che si muovono essenzialmente su due binari: diritto alla salute per gli immigrati e lotta alla criminalità organizzata. E il racconto di questa associazione è significativo, non solo per le iniziative importanti che promuove, ma anche per il fortunato incrocio di storie, di vite, di persone che è riuscita a generare: storie di lavoro duro, di persone coraggiose nate a Casal di Principe o arrivate da lontano, che  dedicano il loro tempo e il loro impegno al futuro di questa provincia difficile.
Per questo setacciano in camper la Pineta di Castel Volturno,  lavorano per sviluppare capacità imprenditoriali tra gli immigrati, si fanno in quattro per l’inserimento nel mondo del lavoro delle ragazze ex prostitute, e vanno in giro di scuola in scuola, a parlare di legalità. Riescono anche a mettere su un gruppo musicale con il compito di portare in giro la voce degli immigrati e dell’ associazione.

Insomma, un impegno insostituibile e senza sosta che rischia di essere fortemente ridimensionato dalla mancanza di fondi.  Per questo, per impedire che un punto di riferimento importante nella lotta al razzismo e alla camorra venga ridimensionato, per non mortificare l’impegno di  donne e uomini coraggiosi e per il futuro della provincia di Caserta, vi chiediamo  un piccolo gesto di generosità.

Le donazioni vanno indirizzate a Associazione di Volontariato “Jerry Essan Masslo”
BANCA POPOLARE DI BARI, AGENZIA DI CASAL DI PRINCIPEcod. IBAN : IT87 N054 2474 8500 0002 7003 885

Il Governo della Paura

03-07-2009 14:18:05

 

 

 

 

 

  

Come scrive Adriano Sofri su Repubblica, ci siamo svegliati stamattina in un Paese più cattivo.

Un Paese che rinuncia a sperare, che si rifugia nella paura e si accanisce sugli ultimi, sui deboli.

  

Viviamo in un Paese più sospettoso: molti stranieri rinunceranno a registrare un figlio all’anagrafe, a una visita medica, a un matrimonio, per la paura di essere denunciati; qualcuno guarderà il proprio vicino di casa, il proprio compagno di scuola, il negoziante della strada, sentendosi autorizzato dalla legge a considerarlo un criminale.

 

Viviamo da oggi in un Paese più ipocrita: perché la nostra economia continuerà a poggiare sul lavoro degli stranieri, spesso sfruttato, in nero, privo di tutele e a rischio della vita. Le nostre famiglie continueranno ad affidare i propri cari alle cure di donne straniere.

I clandestini continueranno a esistere, anzi, sarà più difficile metterli in regola.

 

Viviamo da stamattina in un Paese più pericoloso: perché non è una buona notizia che alcuni partiti della destra e dell’estrema destra abbiano pronte migliaia di volontari per fare le ronde. E chissà in terra di mafia, come verranno organizzate!

 

Quante bugie! Il Ministro Maroni almeno non ci dica che abbiamo votato contro le norme antimafia: se per una volta la maggioranza evitasse la fiducia, si potrebbe discutere in Parlamento. Invece no, qui ci pensa il Governo: il Governo della Paura.

 

L’immagine è stata presa in prestito qui.