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Lo sviluppo comincia dai diritti: anche a Caserta

10-11-2009 18:18:30

p1010088.jpg  Questa è una storia che comincia nel 1995. Una storia, quella del CSA Ex Canapificio di Caserta, di una rete di sostegno e aiuto per i migranti e non solo, attraverso sportelli di assistenza, luoghi di incontro, momenti di socialità.

L’ex canapificio è un luogo particolare: si trova accanto alla Reggia di Caserta, ed è un bene di archeologia industriale; per tutti questi anni è stato lasciato soltanto alle attenzioni affettuose di chi voleva farne un centro vissuto e partecipato. Un presidio di cittadinanza in terra di camorra. Ma le attenzioni affettuose e l’impegno instancabile, purtroppo non bastano: dal tetto entra l’acqua, l’edificio è pericolante , occorre fare dei lavori importanti e si vorrebbe cogliere l’occasione per rendere le strutture dell’ex fabbrica maggiormente adatte alle attività che vengono svolte. Così Mimma e Fabio, i due ragazzi che coraggiosamente animano le attività del Centro, chiedono un finanziamento alla Regione Campania, da ottenere attraverso i Fondi Europei. E accade anche una specie di piccolo miracolo: ll finanziamento per la ristrutturazione viene concesso.
Ma improvvisamente in tanti, politici, cittadini, esperti, istituzioni, si accorgono dell’esistenza del Centro, si comincia a sostenere che forse l’area della Reggia di Caserta dovrebbe essere dedicata al turismo, ospitare centri commerciali, alberghi, magari un parco.
Si alzano numerose voci per un trasferimento dell’associazione, e presto si arriva alla conclusione che il centro per i migranti “spaventerebbe” i turisti e che quindi deve essere spostato. Un’esperienza che ha affrontato in solitudine il degrado e l’abbandono negli ultimi 15 anni, improvvisamente, di fronte a un progetto di riqualificazione, diventa un problema. Come a dire: finché le attività per i migranti si tengono in una struttura decrepita, fatriscente e non utilizzabile per attività di business, tutto sommato va anche bene. Ma quando si ipotizza che la stessa struttura può essere messa a nuovo, allora non va bene più.
Pazzesco, ma emblematico di un certo modo, molto italiano, e moltissimo casertano, di concepire le politiche per l’integrazione. In provincia di Caserta. Le poche esperienze che esistono (mi verrebbe da scrivere resistono) a difesa della legalità e dei diritti, come si evince anche da questa storia, sono nate e cresciute attraverso l’impegno paziente di cittadini lasciati colpevolmente soli nell’affrontare battaglie di civiltà.Ma quello che davvero non capisco è come si possa pensare che in terra di camorra l’economia e il benessere possano esistere senza la cittadinanza, la partecipazione e i diritti di tutti. Anche a Caserta lo sviluppo deve partire dall’integrazione e dai diritti: l’etica libera la bellezza, recitava lo slogan della Giornata contro le mafie di Libera a Napoli. La reggia di Caserta, splendore italiano, patrimonio Unesco, senza un tessuto urbano attorno fatto di socialità e cittadinanza, resterebbe una torre d’avorio circondata dal deserto. Un ex canapificio più bello e più funzionale deve far parte dell’idea di sviluppo che abbiamo per Caserta, che non può certo fare a meno della legalità, dei diritti e dell’integrazione.
 
La conferenza stampa del CSA Ex Canapificio si terrà Mercoledì 11 Novembre alle 11 presso il Centro Sociale, in Viale Ellittico, 27 a Caserta.
 

Xenofobia di massa?

02-03-2009 11:23:32

imm_primopostthumbnail.jpgVenerdì scorso sono stata invitata a Pomeriggio Cinque per un piccolo approfondimento, mi è stato detto, sul tema dei matrimoni misti.
Naturalmente si voleva mettere in luce alcuni aspetti delicati, anche in seguito ai tragici fatti di cronaca, di violenze su mogli e figli ad opera di uomini stranieri di religione musulmana.

A discuterne con me, due giornaliste del Corriere della Sera e del Giornale.
Ho guardato un po’ di dati sul fenomeno della violenza domestica e dei matrimoni misti e il quadro che subito mi sono trovata davanti era chiaro: due temi ben distinti, uno, la violenza domestica ai danni delle donne, che non ha bisogno certo della diversità culturale per scatenarsi. L’altro, quello dei matrimoni misti, come un intreccio di opportunità e difficoltà, sia all’interno del nucleo familiare, sia all’esterno, nel processo, difficile e ben poco sostenuto, dell’integrazione.

Ho ribadito ciò che diciamo da sempre: certezza della pena, fare emergere la violenza domestica che troppo spesso non viene denunciata, rilanciare il processo di integrazione attraverso modifiche alla legge sulla cittadinanza, più integrazione.

La reazione che ho scatenato mi ha sconvolto e spaventato: una signora dal pubblico si è subito affrettata a dire che lei è contraria ai matrimoni con musulmani, perché sono diversi. L’editorialista de Il Giornale mi ha risposto che il problema è ben altro, riguarda l’incompatibilità dell’islam con i nostri valori e che lo stato deve mettere al sicuro le nostre donne. La giornalista del Corriere metteva l’accento sui problemi derivanti dai conflitti interreligiosi all’interno della coppia, con parole comunque appropriate e sobrie.

Il pubblico, mentre replicavo sulla necessità di non generalizzare con affermazioni dal sapore razzista, si è scatenato in un’ondata di fischi e grida di disapprovazione. Sono andata avanti, spiegando che gli immigrati che lavorano forniscono un decimo del PIL italiano.

Naturalmente non li ho convinti.

Cosa sta succedendo nel nostro Paese?
Serve una reazione democratica, prima che la deriva del razzismo e della paura prenda piede approfittando di tutte le nostre insicurezze. I media non stanno facendo la loro parte.

E ora i giovani difendano la Costituzione

11-02-2009 20:34:49

imm_primopostthumbnail.jpgSento più forte che mai la preoccupazione per la situazione in cui si trova il Paese. Credo che questo sentimento abbia prevalso in molti di noi nel corso delle ultime, concitate settimane.

Lo scontro fra il nostro gruppo parlamentare e quello della maggioranza ha raggiunto livelli di grave tensione. Abbiamo dovuto utilizzare parole che speravamo di non dover chiamare in causa: “razzismo”, “stato di polizia”, “autoritarismo”. Lo abbiamo dovuto fare di fronte a proposte e fatti che ci hanno indignato.

L’escalation di intolleranza di Governo verso gli immigrati, cominciata con la schedatura dei bimbi rom e proseguita con le classi separate a scuola, è arrivata all’estremo con la norma del decreto sicurezza che mette a rischio i clandestini di essere denunciati dal medico che li soccorre. A nulla sono valse le proteste di associazioni professionali, organismi internazionali, cittadini indignati. I primi dati ci dicono che le richieste di assistenza sanitaria da parte degli immigrati sono già calate del 20%.

Nel frattempo la drammatica vicenda umana di Eluana Englaro ci ha travolti, con la sua portata emotiva e con tutta la strumentalità con cui il Governo ha usato 17 anni di sofferenze di una famiglia per dividere l’opinione pubblica e aprire un conflitto istituzionale senza precedenti.
Ho voluto osservare per tutti questi giorni un silenzio assoluto, ho preso la parola per dire solo una cosa: io sto con la Costituzione e intendo difenderla.
Il silenzio era dovuto, un atto di sensibilità umana, prima di tutto, nel pensare che a ognuno di noi potrebbe capitare lo stesso e che forse la prima e più terribile violenza è proprio diventare un caso mediatico, oggetto di una lotta politica che non può lasciare vincitori né vinti.

Passato qualche giorno sento la necessità di ribadire la questione che abbiamo di fronte: non Eluana, non la legge per il testamento biologico, non un dibattito sulle funzioni del presidente della Repubblica. Sono le istituzioni italiane che vacillano, con un parlamento in balia dei decreti legge che il governo impone, il Presidente della Repubblica sotto attacco per le funzioni che la Costituzione gli affida, la Costituzione stessa dichiarata vecchia, superata, ideologica.

Penso che la Costituzione possa anche essere cambiata. Una prima riforma è già stata fatta, potranno senza dubbio arrivarne altre.
Mi spaventa invece l’obiettivo dichiarato del Premier: quello di attaccarne i principi alla base, non solo verso il presidenzialismo, ma verso un’autorità con sempre meno vincoli, uno svuotamento delle funzioni parlamentari, uno svilimento degli aspetti a cui i padri costituenti hanno voluto dare più forza, per tutelarci meglio.

Forse la riforma peggiore è già in atto attraverso i provvedimenti e le dichiarazioni di stampo razzista. Come stupirsi, poi, del crescendo di violenza contro gli immigrati?

Il Paese ha bisogno di riforme in profondità, anche sul tema della democrazia: dare cittadinanza a un milione di ragazzi nati o cresciuti in Italia, oggi considerati stranieri. Aprire la strada al voto a 16 anni alle elezioni amministrative. Realizzare davvero quei principi di uguaglianza delle opportunità e rimozione delle barriere economiche e sociali che la Costituzione prevede, per tutti, mettendo al centro la persona e la dignità umana.

È con questi sentimenti, con queste speranze, che Giovedì sarò in piazza con il PD per difendere la Costituzione: i valori sono sempre giovani, l’impegno per difenderli e realizzarli va rinnovato.
Spero di essere lì insieme a tante ragazze e tanti ragazzi che in questi giorni si stanno mobilitando e che invito a continuare a farlo, con speranza e convinzione.

Schedateci tutti

07-07-2008 19:12:18

La proposta del ministro Maroni di schedatura dei rom per ‘motivi di sicurezza’ riporta il nostro Paese indietro negli anni, a quando vennero introdotte le barbare leggi razziali”.

Questo quanto dichiarato da Pina, che ha annunciato l’adesione alla manifestazione di oggi promossa dall’Arci.

La sicurezza sociale passa attraverso l’integrazione e l’accoglienza e non certo attraverso l’introduzione nell’ordinamento di discriminazioni e violazioni dei diritti fondamentali.

Per questo, ritengo molto importante l’iniziativa dell’Arci, a cui aderisco con convinzione, in vista di una opposizione molto dura in Parlamento contro una proposta che reputo violenta e brutale”.

L’immagine è stata presa in prestito qui.