Stati generali della Legalità
17-11-2008 13:29:32
Dovevamo dire una cosa importante a questa provincia, a questa terra, ai sui cittadini, alle sue forze migliori: noi non ci lasciamo intimidire.
Ed è vero, che è in corso un attacco allo Stato, è vero che è in corso una guerra, ma questa guerra la vinceremo noi, la vincerà lo Stato. Il nostro è un messaggio di speranza, in un momento in cui la speranza è merce rara da queste parti.
Per noi parlare di speranza non significa ignorare l’enormità del compito che ci aspetta. No, non è questo.
Per noi Speranza è impegnarsi, è dare tutto quello che si ha per realizzare quello che prima sembrava impossibile: liberare la nostra provincia, ma vorrei dire il nostro Paese, dalla criminalità organizzata. Vogliamo cancellarli dalla faccia del nostro Paese. Questo è per noi la speranza, è quella cosa che ci spinge a credere che tutto questo sarà possibile ma solo se saremo pronti tutti insieme ad impegnarci, a scrollarci di dosso paure, dubbi, silenzi.
Solo se saremo tutti quanti consapevoli che quando c’è una guerra non si può rimanere in mezzo, ci si schiera. Perché questa guerra, la nostra guerra, non la possono combattere solo, al fianco delle forze dell’ordine ovviamente, i cittadini coraggiosi o gli eroi, come Roberto Saviano o Raffaele Cantone. Tutti abbiamo il dovere di schierarci, e la politica, prima di tutto e di tutti.
E allora è il momento di reagire, tutti insieme. Dopo la violenza efferata degli ultimi mesi, dopo 18 morti in meno di 5 mesi, dopo una intimidazione violenta ai danni di ragazzi minorenni, la misura è davvero colma.
E credo che dovremmo riappropriarci degli spazi che lo Stato ha lasciato colpevolmente vuoti, e non solo da un punto di vista fisico, ovviamente.
Credo siano necessari un mix di interventi: sicurezza dei cittadini, tessuto sociale e prevenzione.
La camorra svolge un ruolo di intermediazione sociale, purtroppo, insinuandosi dove c’è povertà, dove c’è solitudine, dove ci sono bisogni e urgenze.
La settima scorsa ho incontrato i ragazzi dell’istituto “Carli” di Casal di Principe, e due cose mi hanno colpito molto, la sensazione di solitudine “Ma poi qua ci rimaniamo noi” ha detto una ragazza e poi le parole del parroco che ha detto “Se Setola avesse avuto un lavoro, probabilmente non sarebbe diventato un camorrista”.
La mia opinione personale non è questa, perché l’assenza di lavoro non può essere un alibi. Però è vero che abbiamo il dovere di indicare a questi ragazzi un’altra strada. Abbiamo il dovere di indicare una strada fatta di fiducia, di speranza, di opportunità, alternativa a quella che viene offerta loro dalla camorra e che parla di soldi facili.
La verità è che la strada alternativa questi ragazzi non la vedono o forse non la vogliono vedere ma in entrambi i casi bisogna fare qualcosa e farlo subito.
La dispersione scolastica in Campania è tra le più alte d’Italia, e questo è il primo punto sensibile su cui si può e si deve intervenire, rendendo operativa l’anagrafe degli studenti e portando questi ragazzi nelle classi.
E poi bisogna preoccuparsi del loro tempo libero, creando alternative alla bisca del videopoker, e spesso quest’alternativa non esiste, non c’è un luogo alternativo al bar o alla strada. Non c’è un luogo, a parte le sedi delle associazioni, dove incontrarsi, dove discutere, dove crescere giocando insieme. Non c’è nulla.
Dobbiamo reagire a questo nulla dilagante, prima che ingoi i nostri ragazzi, le nostre vite, le nostre terre. Prima che diventi il terreno fertile su cui la camorra cresce e si impone.
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Camorra, confermati gli ergastoli per i 16 boss del clan dei Casalesi.






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