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Le parole contano di più del silenzio.

10-03-2010 16:17:53

peppe_diana.jpgParole coraggiose, quelle dei vescovi delle terre di frontiera. Dalle colonne di Famiglia Cristiana giunge una riflessione vera, fuori dai non detti e dalle ipocrisie, sul ruolo della Chiesa nella lotta alle mafie. Parole che suscitano la speranza di avere una Chiesa protagonista del cambiamento necessario, che è prima di tutto degli animi, delle coscienze, nei luoghi in cui le mafie esercitano la violenza e il controllo del territorio.Apprezzo davvero quanto sta emergendo nella riflessione in corso tra i vescovi del Mezzogiorno, e sono convinta che se Don Peppe Diana fosse ancora con noi, oggi si sentirebbe sollevato. Sarebbe felice, Don Peppe. Felice di sentire la sua Chiesa schierata in prima fila contro quei criminali che hanno violentato la sua terra, fino quasi a togliergli la voglia di futuro, nel silenzio assordante e qualche volta complice delle istituzioni, dei partiti, degli uomini e donne con responsabilità pubbliche.

Viviamo in un Paese in cui il rispetto delle regole non è richiesto né dovuto a chi governa, nemmeno per partecipare alle elezioni, come dimostrano i fatti degli ultimi giorni.

Ed è per questo che mi piace che si denunci non solo la mancanza di coerenza della politica, il coraggio che manca nell’affrontare a viso aperto le mafie, soprattutto là dove maggiormente sono presenti, ma anche la miopia delle scelte di risparmio sull’educazione, sulla cultura, che contribuiscono a creare terreno fertile per la riproduzione delle cosche.

Apprezzo l’idea di una mobilitazione della Chiesa sul territorio, contro il pizzo, l’usura, la corruzione, per smascherare la leggenda della “mafia devota”: la Chiesa contribuisca con ogni mezzo a fare la sua parte, a fare di più, a pretendere dalla politica risposte adeguate. Lo faccia però prendendo la parola, utilizzando le feste di Paese, le omelie, le occasioni pubbliche per fare cultura, per colmare i silenzi e battere l’omertà. Piuttosto che con uno sciopero elettorale, lo faccia contribuendo a denunciare le mancanze di chi governa, senza sconti per nessuno, con coerenza, fino in fondo.

Ci sia un appello alla partecipazione attiva della cittadinanza, anziché all’astensione, un richiamo ad appropriarci nuovamente della vita pubblica, soprattutto nelle aree di degrado e solitudine.
La Chiesa si faccia promotrice dell’azione, piuttosto che dell’astensione, aiutando le persone a sentirsi meno sole, costringendo la politica a sentirsi sotto il giudizio critico dei cittadini.

Perché, in questa battaglia, le parole contano più del silenzio.

Lo sviluppo comincia dai diritti: anche a Caserta

10-11-2009 18:18:30

p1010088.jpg  Questa è una storia che comincia nel 1995. Una storia, quella del CSA Ex Canapificio di Caserta, di una rete di sostegno e aiuto per i migranti e non solo, attraverso sportelli di assistenza, luoghi di incontro, momenti di socialità.

L’ex canapificio è un luogo particolare: si trova accanto alla Reggia di Caserta, ed è un bene di archeologia industriale; per tutti questi anni è stato lasciato soltanto alle attenzioni affettuose di chi voleva farne un centro vissuto e partecipato. Un presidio di cittadinanza in terra di camorra. Ma le attenzioni affettuose e l’impegno instancabile, purtroppo non bastano: dal tetto entra l’acqua, l’edificio è pericolante , occorre fare dei lavori importanti e si vorrebbe cogliere l’occasione per rendere le strutture dell’ex fabbrica maggiormente adatte alle attività che vengono svolte. Così Mimma e Fabio, i due ragazzi che coraggiosamente animano le attività del Centro, chiedono un finanziamento alla Regione Campania, da ottenere attraverso i Fondi Europei. E accade anche una specie di piccolo miracolo: ll finanziamento per la ristrutturazione viene concesso.
Ma improvvisamente in tanti, politici, cittadini, esperti, istituzioni, si accorgono dell’esistenza del Centro, si comincia a sostenere che forse l’area della Reggia di Caserta dovrebbe essere dedicata al turismo, ospitare centri commerciali, alberghi, magari un parco.
Si alzano numerose voci per un trasferimento dell’associazione, e presto si arriva alla conclusione che il centro per i migranti “spaventerebbe” i turisti e che quindi deve essere spostato. Un’esperienza che ha affrontato in solitudine il degrado e l’abbandono negli ultimi 15 anni, improvvisamente, di fronte a un progetto di riqualificazione, diventa un problema. Come a dire: finché le attività per i migranti si tengono in una struttura decrepita, fatriscente e non utilizzabile per attività di business, tutto sommato va anche bene. Ma quando si ipotizza che la stessa struttura può essere messa a nuovo, allora non va bene più.
Pazzesco, ma emblematico di un certo modo, molto italiano, e moltissimo casertano, di concepire le politiche per l’integrazione. In provincia di Caserta. Le poche esperienze che esistono (mi verrebbe da scrivere resistono) a difesa della legalità e dei diritti, come si evince anche da questa storia, sono nate e cresciute attraverso l’impegno paziente di cittadini lasciati colpevolmente soli nell’affrontare battaglie di civiltà.Ma quello che davvero non capisco è come si possa pensare che in terra di camorra l’economia e il benessere possano esistere senza la cittadinanza, la partecipazione e i diritti di tutti. Anche a Caserta lo sviluppo deve partire dall’integrazione e dai diritti: l’etica libera la bellezza, recitava lo slogan della Giornata contro le mafie di Libera a Napoli. La reggia di Caserta, splendore italiano, patrimonio Unesco, senza un tessuto urbano attorno fatto di socialità e cittadinanza, resterebbe una torre d’avorio circondata dal deserto. Un ex canapificio più bello e più funzionale deve far parte dell’idea di sviluppo che abbiamo per Caserta, che non può certo fare a meno della legalità, dei diritti e dell’integrazione.
 
La conferenza stampa del CSA Ex Canapificio si terrà Mercoledì 11 Novembre alle 11 presso il Centro Sociale, in Viale Ellittico, 27 a Caserta.
 

(Dis)ordini professionali

08-09-2008 20:51:02

Credo che il clamoroso errore del ministro Gelmini, che per sostenere l’esame da avvocato ha pensato bene di andare al sud, ci offra un’importante occasione per affrontare seriamente la questione dell’accesso agli ordini professionali. Questione che riguarda migliaia di giovani ogni anno”.

Questa la dichiarazione di Pina.

“Il Paese non può più permettersi di sacrificare intere generazioni di talenti sull’altare di nepotismo, di caste e di interessi particolari. La chiave per il futuro del Paese è il binomio merito e pari opportunità.

Ma perché non rimangano soltanto parole vuote, abbiamo anche bisogno di coraggio e di una svolta davvero riformista: dobbiamo adeguare la normativa italiana a quella europea, colmando il clamoroso ritardo in cui ci troviamo, passando dal sistema rigido e corporativo degli ordini ad un sistema di associazioni private certificate e riconosciute da autorità pubbliche“.

“Abbiamo bisogno di una riforma ispirata alla strategia di Lisbona, che permetterà ai nostri talenti di non essere penalizzati e di avere le stesse opportunità rispetto ai colleghi europei“.

L’immagine è stata presa in prestito qui.

Cancelliamo la camorra

08-04-2008 15:54:20

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Le sfumature non servono più. Al male della nostra Terra bisogna muovere una guerra senza quartiere, denunciando soprusi e collusi, isolando gli amici compiacenti e sostenendo chi si si ribella. La Campania e il Mezzogiorno d’Italia hanno bisogno di legalità, come il deserto dell’acqua.

Questo è il messaggio che porteremo domani a Napoli, in Piazza del Plebiscito, alla manifestazione conclusiva del Piddì per il Sud, la rivoluzione democratica di Walter Veltroni che darà la una scossa alla nostra Terra e all’Italia.

In piazza ci saranno migliaia di volontari provenienti da tutta la Campania (c’è tanta di quella gente che vuole partecipare che dobbiamo organizzare parecchi pullman!) e il Comitato Pina Picierno al gran completo, con striscioni, adesivi e cartoline. Sono previsti amici in arrivo da San Nicola la Strada, Maddaloni, San Felice a Cancello, Marcianise, Falciano del Massico, Succivo, Orta di Atella, Caserta, Teano, Pietramelara, Vairano Patenora, Aversa, Piedimonte Matese, Teverola, Frignano, Capodrise, San Marco Evangelista, Pietravairano, S.Arpino. Grazie a tutti!!!

Un mese fa con RIFIUTA IL PIZZO abbiamo iniziato una campagna contro il racket delle cosche, andando strada per strada e negozio per negozio a chiedere ai commercianti di attaccare l’adesivo, in modo che il messaggio risultasse forte e chiaro: non abbiamo paura di voi.

Adesso dobbiamo vincere le elezioni per portare a termine il lavoro.